“Posso tollerare quasi tutto ma non che mi si dia dell’antisemita d’ufficio.
È come dirmi che sono alto 1.90. Costituzionalmente impossibile.
Conosco e studio la lingua ebraica da vent’anni e sicuramente non si finisce mai di imparare, ma basta leggere ciò che ho scritto per capire che non c’è nulla di antisemita nelle mie parole che invece sono una profonda riflessione sul futuro dei giovani e dell’umanità in un mondo in trasformazione.
Mi stupisco che anche l’Onorevole Fiano non conosca il significato della parola “meta” in ebraico. Ma per questo, se non si fida di me, può chiedere conferma a qualunque studente delle elementari in Israele. Oppure, se vuole restare nell’embrione del MetaVerso, gli basta Google Traduttore. O meglio ancora, visto che è milanese, può andare sul sito ufficiale della Comunità ebraica di Milano (https://www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/personaggi-e-storie-attualita-e-news/meta-perche-il-nuovo-nome-di-facebook-fa-ridere-gli-israeliani/).
Il buon Fiano, che forse non è neppure in malafede, dimostra di non essere in grado di capire che una stessa parola può comparire in lingue diverse con significati diversi, come “vedrò” che in italiano è il futuro di vedere e in russo significa “secchio”, o come “ora” che in italiano indica una porzione di tempo e in latino è l’imperativo di pregare.
L’ebraico è una lingua così importante che dovrebbe essere maneggiata con cura, soprattutto da uno come Zuckerberg che parla al mondo. E si sa che equivoci e non detti sono la causa del 90% di tutti i conflitti.
Penso di avere ancora, come cittadino e come parlamentare, diritto di parola per esprimere un mio pensiero senza dover subire le reprimende a mezzo stampa da chi, sì, dovrebbe davvero studiare.” Così Armando Siri replica dopo le polemiche su un suo post.