L’Italia tra i primi della classe. Ieri il Fondo monetario internazionale ha diffuso le nuove stime sull’andamento dell’economia mondiale da cui emerge che la crescita prevista per il nostro Paese nel 2021 è del 4,9% in aumento dello 0,7% rispetto alle previsioni di aprile. Un valore che consente all’Italia di superare la Germania che crescerà quest’anno del 3,6%. Decisamente meglio la Francia (+5,8%). Ma soprattutto è in linea con le stime di aumento del Pil dell’economia mondiale (+4,9%) si tratta di un valore superiore alla media dell’Eurozona (+4,6%).
Lavoro e pensioni
Per fisco, concorrenza e ammortizzatori sociali i tempi si allungano. Il rischio di uno stallo c’è: nelle ultime settimane il confronto sul Sostegni bis, con i suoi 40 miliardi di aiuti e il nodo del blocco dei licenziamenti, ha catalizzato l’attività di governo, anche se mancano ancora 80 provvedimenti attuativi attesi per l’autunno.
A complicare l’attività dell’esecutivo c’è la mina delle ultime settimane: la variante Delta e le decisioni da prendere su Green pass e scuole, oltre alle possibili conseguenze sulla ripresa sull’economia, lanciata verso una crescita del Pil del 5% ma condizionata dalla nuova onda del virus. Camminano invece più spediti i decreti Semplificazioni, con appalti e misure per velocizzare le autorizzazioni, e il provvedimento sulla Pubblica amministrazione.
Il dl Semplificazioni, dopo l’approvazione della Camera, attende il via libera con fiducia al Senato (scadrebbe il 30 luglio); mentre il decreto sulla Pubblica amministrazione, che scade il 9 agosto, è all’esame di Palazzo Madama e sarà inviato blindato alla Camera. Il primo è un documento, non ancora definitivo, con tre parametri individuati sulla base dei dati mail: frequenza e gravosità degli infortuni sul lavoro; gravosità delle malattie professionali, elaborato, in attesa delle conclusioni finali, dalla Commissione tecnica per lo studio delle mansioni gravose, istituita dal ministero del Lavoro. E che sembra rappresentare il “biglietto” con cui provare a fare viaggiare il confronto sulla previdenza in vista dell’approdo delle nuove misure sul “dopo Quota 100” nella legge di bilancio autunnale.
Si lavora alla Riforma della Giustizia
Al quarto piano di Montecitorio, dove si trova la commissione di Giustizia che esamina la riforma del processo penale, la preoccupazione è tale che il calendiano Enrico Costa la mette così: «Non votiamo fin quando non ci sarà l’emendamento del governo. Dunque, non prima di domani. Sarà una corsa contro il tempo». La battaglia delle “bandierine” rischia di far saltare tutto. Se Mario Draghi e Marta Cartabia concedono al M5S e a Giuseppe Conte una tutela per i processi di mafia e terrorismo, allora anche gli altri partner della maggioranza hanno diritto a qualcosa.
Sull’idea di “proteggere” mafia e terrorismo gli altri non sono tutti d’accordo. Anche se, in realtà, rispetto ai codici e alle leggi attuali che già riconoscono un doppio binario per quei reati si tratterebbe solo di fare quegli «aggiustamenti tecnici» di cui ha parlato più volte Draghi. L’obiettivo del governo di Mario Draghi resta immutato: far approdare il testo della discordia venerdì in Aula. Dopodiché l’esecutivo porrà la questione di fiducia. E prima del 15 agosto si punterebbe all’approvazione in uno dei rami del Parlamento. Il condizionale è però d’obbligo. Nessuno infatti osa scommettere sul risultato finale. Sono tanti i veti incrociati che emergono ora dopo ora. I 5 Stelle, ad esempio, vogliono vedere nero su bianco il «binario diverso» per i processi di mafia e terrorismo. Allo stesso tempo, gli alleati sono insospettiti dalle aperture al fronte pentastellato. Giulia Bongiomo, responsabile giustizia della Lega, attacca: «Noi siamo fedeli al testo approvato dal Consiglio dei ministri e leale agli accordi». Ma il compromesso è in salita.
Si studia per rientrare in classe in sicurezza
Escono furenti dal primo incontro tecnico del mattino sull’aggiornamento del protocollo di sicurezza per la riapertura delle scuole, di fatto una fumata nera anche perché è assente il rappresentante del Cts dal quale attendevano chiarimenti su distanziamento, vaccinati e l’obbligo di mascherine nelle aule.
E le cose non migliorano nel pomeriggio quando al ministro Patrizio Bianchi presidi e sindacati pongono tutte le questioni irrisolte. Non basta dire vaccini: e gli spazi, i trasporti, il numero ridotto di alunni per classi, il tracciamento dei contagi? Il piano di riapertura delle scuole in presenza e obbligo di green pass per salire su navi, treni e aerei dal 6 agosto: sono queste le due novità che il governo guidato da Mario Draghi inserirà nel decreto all’esame del Consiglio dei ministri convocato per giovedì.
La norma sull’eventuale obbligo vaccinale per i docenti e il personale scolastico potrebbe essere invece rinviata a fine agosto, quando si verificherà la percentuale di persone immunizzate e si valuterà se sia ancora necessario un intervento legislativo. Anche perché ieri l’associazione dei presidi ha rilanciato chiedendo al titolare dell’Istruzione Patrizio Bianchi di estenderlo agli studenti, ma su questo la Lega con Matteo Salvini ha già alzato le barricate e l’orientamento è quello di evitare altre tensioni in maggioranza. La decisione definitiva sarà presa comunque nella cabina di regia convocata per domani dopo l’incontro tra lo stesso Bianchi, la titolare degli Affari Regionali Mariastella Gelmini, quello della Salute Roberto Speranza e i governatori.










