Ieri è stato finalmente approvato dai 27 Paesi dell’Eurozona il piano di rilancio economico dell’Italia (Pnrr) da oltre 190 miliardi di euro tra sussidi e prestiti. Lo sguardo a questo punto corre al primo esborso di denaro comunitario, atteso tra fine luglio e inizio agosto, prima quindi della pausa estiva. Proprio ieri la Commissione europea ha raccolto nuovo denaro sui mercati: in tutto 10 miliardi di euro con una obbligazione ventennale che ha riscosso straordinario successo presso gli investitori.

A Roma, il premier Draghi ha spiegato che la decisione del Consiglio “deve essere motivo di orgoglio per l’Italia. Il piano è risultato dalla stretta collaborazione che c’è stata nel Governo. E’ stato approvato a larga maggioranza in Parlamento, e dopo il pieno coinvolgimento degli enti territoriali e delle parti sociali. Deve essere anche uno stimolo a spendere bene i soldi che arriveranno, e a approvare in tempi rapidi le riforme che abbiamo concordato“.

La Camera ha introdotto quindi il monitoraggio costante del Parlamento sull’attuazione. Sono tante le spese che verranno effettuate e che dovranno essere “controllate” costantemente: incentivi del programma Transizione 4.0 in tecnologie e per la trasformazione digitale delle imprese, ostegni all’internazionalizzazione delle aziende, alta velocità ferroviaria, realizzazione del piano per gli asili nido e per la messa in sicurezza delle scuole. Per questi programmi di spesa verranno utilizzati i circa 25 miliardi di anticipo sui fondi del Pnrr che arriveranno da Bruxelles, sul totale previsto di oltre 191 miliardi destinati al nostro Paese fino al 2026. Ma prima gli Stati membri dovranno firmare con la Commissione un «contratto» per i prestiti e le sovvenzioni che hanno chiesto, un documento che impegna lo Stato membro a prescindere dal governo che ne sarà alla guida.

Ora la sfida è sulle riforme, a cominciare da quella della giustizia su cui il M5S sta creando problemi. Il premier Mario Draghi, per rinsaldare la maggioranza in vista del semestre bianco ed evitare la tentazione di smarcamento in Parlamento da parte dei partiti ora che si devono portare avanti gli impegni assunti con il Pnrr, ha cominciato ieri un giro di incontri con i leader delle forze politiche per richiamarli alle proprie responsabilità.

Sostegni bis approvato

Ieri è stato approvato alla Camera il decreto Sostegni bis. II provvedimento che stanzia risorse per 40 miliardi sarà approvato oggi col voto di fiducia e da mercoledì 21 luglio inizierà l’esame al Senato dove il decreto dovrà passare senza modifiche visto che scade il 24 luglio. Numerose le misure di aiuto per chi ha subito i danni più pesanti dalla pandemia. Tra le novità anche lo sblocco dei licenziamenti «mitigato», frutto dell’accordo governo, Confindustria, sindacati dello scorso 29 giugno che prolunga fino alla fine dell’anno la possibilità di utilizzare gratuitamente la cassa integrazione per le aziende in cambio dell’impegno a non licenziare. Il blocco assoluto dei licenziamenti resta invece confermato fino a fine ottobre solo per il tessile e i settori collegati. Sempre in materia di lavoro, le causali per i contratti a termine non saranno più solo quelle tassativamente indicate dalla legge, ma ne potranno essere individuate altre dai contratti di lavoro.

Altra novità lo stop al cashback. Sul fronte degli aiuti alle imprese si amplia la platea delle partite Iva che possono accedere ai contributi a fondo perduto. Aumenta, inoltre di 40 milioni per il 2021 il fondo per il sostegno alle attività economiche obbligate a chiudere per il Covid.

Covid, più contagi, nuove misure

I contagi risalgono e la prospettiva per i prossimi giorni non è rosea. Ma d’altronde “bisogna convivere col virus”, come ha replicato ancora una volta ieri il leader della Lega, Matteo Salvini. A parlare esplicitamente di «ripresa significativa del contagio», oltre ai dati quotidiani, è anche il ministro della Salute, Roberto Speranza. «Tocchiamo con mano, in tutta Europa, elementi di significativa ripresa del contagio — dice Speranza — dovuti alla variante Delta e alla sua maggiore capacità diffusiva». E il tema, finora trattato con prudenza, in incontri riservati ed esplorativi, a questo punto si impone: sono necessarie nuove misure per contenere la circolazione del virus prima che sia tardi.

Cadere nell’errore di rinchiuderci un’altra volta sarebbe terribile stavolta, secondo Salvini. Sul tavolo del governo intanto il primo intervento dovrebbe riguardare il green pass: concederlo solo dopo la seconda dose e renderlo obbligatorio per accedere a più eventi di quelli attualmente previsti. Un po’ sul modello di quanto appena deciso in Francia, dove sarà necessario sia per entrare al ristorante, sia per salire a bordo di un treno. Per Giorgia Meloni “l’idea di utilizzare il green pass per poter partecipare alla vita sociale è raggelante, è l’ultimo passo verso la realizzazione di una società orwelliana. Una follia anticostituzionale che Fratelli d’Italia respinge con forza. Per noi la libertà individuale è sacra e inviolabile”. Anche la Lega è contraria.