Che cos’è una notizia? Il racconto di un fatto. E per poter raccontare un fatto, occorre averlo osservato o vissuto. I giornali e più in generale i cosiddetti mezzi di informazione, sono nati con questo intento, poi si sono ridotti progressivamente, per la maggior parte, a meri ricettacoli di nevrosi collettive contribuendo alla diffusione del virus dell’analfabetismo funzionale, o trasformandosi progressivamente in organizzazioni politiche extraparlamentari.

La notizia è dunque quasi del tutto scomparsa dai racconti di stampa lasciando spazio al più redditizio pettegolezzo. Oggi le notizie sono per lo più gossip, che si distinguono dalla notizia per il loro carattere approssimativo, per la suggestione del narratore e lo scopo notoriamente deformante che sta nel significato stesso della parola “pettegolezzo”, ovvero l’arte di alterare la realtà. I pettegolezzi di cui sono infarciti gli organi di stampa, al pari delle “voci di corridoio” che condizionavano le Corti Europee ai tempi delle Monarchie, producono lo stesso effetto destabilizzante nel mondo contemporaneo.

Contesti, individui e azioni in ogni ambito non necessitano di avere a che fare con la realtà, basta un sentito dire che se ben detto sarà senz’altro vero.

In mancanza di immaginazione penso quello che è scritto sul giornale. Ma non è colpa dei giornali se le notizie in quanto tali sono sparite dalla circolazione. Le cause vanno piuttosto cercate nella progressiva pigrizia dei lettori nell’elaborare e processare informazioni prive di suggestioni emotive. Perché devo leggere una notizia asettica che mi costringe ad una elaborazione mentale, quando qualcuno mi offre invece di leggere un racconto condito di suggestioni, avvincenti retroscena e segreti svelati? Con il tempo è stato facile accorgersi che chi aveva intuito questo trend ha accresciuto la vendita delle proprie copie e chi invece ha conservato l’impostazione classica, al contrario, le ha viste diminuire. Risultato? Tutti hanno puntato sul gossip per accontentare il cliente e sopravvivere al nuovo corso. Se a questo aggiungiamo che, come mi ha riferito una volta un mio autorevole collega giornalista per commentare un suo articolo di parte, “io lego il ciuccio dove mi dice il padrone”, direi che abbiamo raggiunto la totale aberrazione del senso stesso di informazione. È per questo che la stessa notizia su un giornale ha un significato e su un altro il significato opposto.

Ora, diciamocelo, poco male se i giornali hanno ripiegato sul gossip, mortificando anche l’onorata carriera di tanti colleghi seri e scrupolosi e altri sono diventati vere e proprie centrali di potere politico. L’aberrazione vera è che a loro insaputa (forse) questi giornali formano il pensiero dei lettori e, per osmosi televisiva, di gran parte della popolazione, producendo di fatto una deformazione della realtà e della verità.

Ma che cosa è vero? Ciò che ho letto sul giornale e ho sentito in Tv, è vero? In realtà, può definirsi vero solo ciò che hai vissuto personalmente, ciò di cui hai esperienza diretta, esperienza di prossimità. Altra cosa è ciò che sei disposto ad accettare come vero, ma di cui non sai effettivamente nulla. Qui siamo nel campo delle ipotesi, che diventano la tua verità solo perché sei disposto a crederci e non perché siano reali.

Dunque, accade che in mancanza dell’effettiva capacità di molti individui di generare pensieri e desideri originali, questi vengano mutuati da quelli raccontati dai giornali. Ciò di cui discutiamo a casa stasera a tavola riguarda quel che ha detto il telegiornale, non ciò che abbiamo pensato noi sulla base di un bisogno o un’intuizione.

Il pensiero e i desideri si sono annichiliti come succede a qualunque muscolo che non si utilizza per lungo tempo. Con la scusa di “parlare semplice” ai lettori e agli ascoltatori si è finiti per essere approssimativi e superficiali. La semplicità non c’entra nulla però con l’approssimazione e le suggestioni.
Occorreva avere il coraggio di ribadire che la vita e la responsabilità di essere cittadini, soprattutto in quest’epoca, non sono affatto semplici e che serviva uno sforzo per mantenere costante la nostra capacità di immaginare ed evitare la fine dei replicanti.

Quindi vengo al dunque. Da quello che ho capito, questo giornale-blog ha la caratteristica di essere fuori dall’ordinario (ecco perché Edizione Straordinaria) perché non ha la pretesa di dirti cosa pensare, ma semmai di stimolare il tuo pensiero, al quale è disposto a dare spazio per poterlo far arrivare al maggior numero di persone possibile.

L’idea è quella di darti la possibilità di pensare e di dire a tutti ciò che pensi sotto forma di notizia. Osservi un fatto? Raccontacelo, possibilmente con una foto o un video.
Non è un giornale di opinioni, è un giornale di realtà. Tutti possono dire la loro, a patto che abbiano osservato un fatto e possano documentarlo.

Siete voi, lettori, gli inviati a raccontarci quel che succede nel “mondo” senza filtri ideologici, senza indicazioni su dove legare il ciuccio. L’unica accortezza è il dato di realtà. Tutt’intorno alle vostre notizie ci saranno poi dei racconti, delle interviste, delle opinioni, ma nessuna di queste vi verrà venduta come notizia.

La notizia la date voi, a pensare siete voi. Ve la sentite? La sfida è immensa, ma se riuscissimo a raccontare a noi stessi qualcosa di “altro” rispetto a ciò a cui pigramente vogliamo credere, forse potremmo accorgerci che la realtà, in fondo, è tutta un’altra storia.