Sicuramente mi piace molto la federazione del centrodestra, soprattutto in questa fase dove si devono affrontare argomenti drammatici ed epocali. Siamo come in un dopoguerra”. Il parere arriva dall’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, intervenuto questa mattina su Radio 24. Partito unico, federazione o ognuno per fatti suoi. Questo è il dilemma che agita il centrodestra.

Il leader leghista Matteo Salvini vorrebbe unire Lega e Fi, le forze di governo che sostengono l’esecutivo di Draghi. Una federazione che più avanti potrebbe coinvolgere anche Meloni, specie quando non sarà più all’opposizione, magari nel 2023. Il capo di Fi Silvio Berlusconi invece, punta su un partito unico, liberale e conservatore, sullo stile di quello americano. Albertini sembra più allineato alle posizioni di Salvini, anche se l’idea del partito unico, in prospettiva futura, lo stuzzica: “In uno scenario del genere, sono favorevole alla federazione. La concordia, anche tra opposti, meglio ancora se tra simili, è apprezzabile. Per questo mi piace. Ma il partito unico potrebbe essere il secondo passo”. Soprattutto se tutte le forze di centrodestra riescono a trovare una quadra sugli argomenti più urgenti da affrontare, come la riforma del fisco o della giustizia: “Quando questi temi saranno consolidati- chiude Albertini- il partito unico ci potrebbe stare. E potrei anche votarlo”.

Intanto Salvini è tornato sul tema: “Io non credo a partiti unici che nascono e che muoiono, che si fondono, penso non cambino la storia del paese“. Così il leader della Lega a RTL 102.5. “Chi ha scelto di stare all’opposizione- aggiunge- ovviamente non può fare proposte di leggi comuni sulle riforme che stiamo affrontando, ma partendo dal centrodestra e muovendosi insieme, parlare con una voce e votare in Parlamento nella stessa maniera, penso che sarebbe utile al Paese”. “Io penso che dal 2023 il centrodestra governerà per parecchio tempo questo Paese in nome dell’unità – dice ancora-, in questo momento se qualcuno sostiene le scelte e le riforme di Draghi e le vota in Parlamento o se qualcuno invece vota contro, io non posso trasformarlo in qualcuno che vota a favore”.