Il premier Mario Draghi nelle ultime ore ha preconizzato uno scenario di crescita economica, ricorrendo all’immagine di «un’alba della ripresa». Un contesto che trova riscontro nei dati della Bce e nelle analisi dell’agenzia di rating Standard&Poor’s. Quest’ultima ha aggiornato le stime sulle previsioni del Pil (Prodotto interno lordo) italiano al 4,9% sia nel 2021, sia per l’anno prossimo.

La stima al rialzo è nella tabella elaborata dall’agenzia americana sulle previsioni di crescita dell’Europa nel terzo trimestre. Per l’Italia si tratta di una valutazione migliorativa: le previsioni precedenti si fermavano al 4,7% per l’anno in corso e al 4,2% nel 2022. Dati che rendono l’aspettativa di crescita economica italiana superiore a quella della Germania, dove nel 2021 il Pil salirà del 3,5%. Un quadro più confortante di quello dei mesi scorsi che si riflette, non a caso, nelle valutazioni del bollettino economico mensile della Bce.

Gli economisti della Banca centrale europea si attendono un «netto miglioramento dell’economia nella seconda metà del 2021, man mano che i progressi nelle campagne di vaccinazione consentono di allentare ulteriormente le misure di contenimento». Se nel primo trimestre a trainare la ripresa ci aveva pensato la ripartenza del comparto industriale, spiegano gli analisti di S&P, nel secondo semestre si assisterà a un forte rimbalzo del settore dei servizi, che potranno beneficiare della riapertura delle attività e dei progressi nelle campagne vaccinali.

Fenomeni che contribuiranno a un massiccio incremento dei consumi, agevolati anche dal fatto che lo scorso anno le famiglie europee hanno accumulato risparmi in eccesso pari a circa il 12% dei redditi disponibili: 300 miliardi, il 2,7% del pil dell’area. L’industria, in questo contesto, continuerà a dare il suo contributo: soprattutto quella orientata alle esportazioni ed esposta al mercato Usa.