Forse è la prima volta, dall’inizio della pandemia, che Matteo Salvini e il ministro Roberto Speranza sarebbero d’accordo su qualcosa. Dal ministero della Salute arriva una prima indicazione di massima: se le cose continueranno così, se la curva dei contagi rimarrà bassa e la campagna vaccinale avrà messo al sicuro la fetta più fragile della popolazione, il 15 luglio potrebbe essere la data indicativa dell’abbandono della mascherina all’aperto anche in Italia. Tranne, naturalmente, nelle situazioni di affollamento, dove il mantenimento della distanza è impossibile. Resterà l’obbligo di portarla sempre con sé perché all’occorrenza dovremo subito essere pronti a coprire naso e bocca.
D’altronde funziona così già d’oltralpe. Da oggi in Francia, da tre giorni in Germania e presto in Spagna hanno o stanno dicendo addio alle mascherine all’aperto. Il tema super divisivo resta ancora quello dello stato di emergenza che divide i partiti e innesca lo scontro tra chi ha fretta di correre verso la piena libertà e chi invoca prudenza.
All’indomani del colpo di scena innescato nel centrodestra dalla proposta di partito unico lanciata da Silvio Berlusconi, con il malumore che sempre più monta nella Lega, i grandi scenari sono accantonati per tornare a sedere al tavolo del risiko-amministrative. Ma mentre i leader discutono di candidati sindaci, i colonnelli si agitano pensando al futuro dei rispettivi seggi parlamentari. L’obiettivo del centrodestra resta quello di presentarsi unito dappertutto, ma resta la tensione sul tema della federazione. Il Cavaliere, al momento, sembra essere rimasto solo sul suo predellino. Lui avrebbe pure pronto il nome della sua Cosa: Centrodestra italiano, registrato non ora ma nel 2016. Solo che né Salvini né tantomeno Meloni hanno alcuna intenzione di infilarsi in quello che ritengono una riedizione del Pdl.
Successo per l’incontro Biden-Putin
Ieri è stata una giornata importantissima per i rapporti tra Usa e Russia. Al loro primo incontro, a Ginevra, il presidente russo Putin e quello americano Biden hanno tenuto in mano un fragile filo tessuto in poche ore, determinati a proseguire il lavoro: «Abbiamo una prospettiva reale di migliorare le relazioni con la Russia», ha osservato Biden nelle proprie conclusioni. Putin ha parlato per primo ai giornalisti – russi e stranieri – accreditati al Cremlino. Ha definito il “faccia a faccia” con Biden «costruttivo, non ostile, concreto». E pur rimarcando che «su molte questioni la pensiamo diversamente» entrambe le parti hanno dimostrato «l’interesse a collaborare». Perché «lui è diverso da Trump», dice Putin e «una guerra fredda non la vogliamo», chiude Biden. E per questo via ai negoziati sulla cyber security e all’accordo per il ritorno degli ambasciatori. Ma su Guantanamo e Navalny accuse incrociate.
Fed, continuano i programmi di acquisto dei titoli di Stato
La Fed all’unanimità ha deciso di mantenere i tassi tra lo zero e lo 0,25% e continuerà ad andare avanti con i programmi di acquisti di titoli di stato per 120 miliardi al mese, ma prevede ora a causa dei rischi di inflazione due aumenti di tassi entro fine 2023, anticipando la fine dei programmi straordinari di aiuti pandemici. «Continueremo con le politiche di supporto dell’economia fino a quando la ripresa sarà completata – ha detto il governatore Jerome Powell – ma i rischi restano e l’economia resta a livelli più bassi dai livelli pre-Covid». L’economia americana è sulla strada di una robusta ripresa, ha sottolineato il segretario al Tesoro, Janet Yellen, spiegando che ora dal punto di vista di bilancio è un «momento strategico per effettuare investimenti di lungo termine».










