La morsa del Covid rallenta e l’Italia riapre. Friuli, Molise e Sardegna da lunedì prossimo diventeranno zona bianca e potrebbero essere le prime Regioni a sperimentare l’addio al coprifuoco anche se è molto più probabile che vinca la linea della prudenza che preveda anche l’avvento di una «zona bianca rafforzata» in caso di aumento dei contagi. Ma si studia anche la possibilità di consentire, sempre in zona bianca, di andare al ristorante senza più limitazioni togliendo il tetto attuale delle 4 persone al tavolo che oggi si può derogare solo se si è conviventi, una scelta necessaria questa in vista dell’estate e dell’arrivo dei turisti a cui rendere la vita più facile.

Sul tavolo c’è l’ipotesi di consentire questa possibilità soprattutto a chi potrà esibire il green pass, il certificato verde già attivo in Italia e forse già da metà giugno anche in tutta Europa, che funzionerà come un “lasciapassare” per chi si è già vaccinato o è guarito dal Covid.

II presidente del Consiglio europeo Charles Michel fa il punto della lotta al Covid al termine del summit straordinario dei leader Ue e sottolinea i «progressi con le vaccinazioni». Poi l’annuncio che per il certificato Covid dell’Ue il sistema informatico sarà pronto il 1° giugno e da metà mese i Paesi membri potranno accedere al sistema. Ma non tutto è definito come ha spiegato il premier Mario Draghi: «II certificato con lo stato di salute dei cittadini europei sarà pronto a metà giugno. Ci sono ancora questioni aperte su cui si dovrà pronunciare l’Ema, in particolare sulla durata di questo passaporto»

Tensioni intanto nella maggioranza. L’irritazione maturata negli ultimi giorni è sul decreto Sostegni. Fonti accreditate del governo ricostruiscono le cause dello scontro sul decreto e raccontano che, mentre Lega e Forza Italia si erano mosse per tempo con le loro richieste, il Pd l’ha fatto «solo all’ultimo momento» con il pacchetto sul Lavoro: lo slittamento di un paio di settimane rischia così di ingolfare l’attività del Parlamento e di far saltare il timing per l’approvazione dei decreti e delle riforme.

Per fortuna ci pensano le previsioni di primavera, elaborate dalla Commissione europea, ad offrire un quadro di cauto ottimismo rispetto al potenziale di ripresa delle economie dell’area. Anche grazie a un uso differenziato delle risorse della Recovery and resilience facility (Rrf), nel corso del 2022 i tassi attesi di crescita economica dei vari Stati membri sono tali da consentire il recupero dei livelli reali di Pil vigenti prima della pandemia.

È quindi ragionevole ritenere che, se non vi saranno recrudescenze del Covid-19 o altri shock negativi inattesi, sempre nel 2022 le istituzioni dell’Unione europea cercheranno di definire nuove regole fiscali accentrate per sostituire, dall’anno successivo, il vecchio Patto di stabilità e crescita di fatto sospeso, ma mai abrogato. Al riguardo, gli esperti hanno avanzato da tempo varie proposte. In particolare, il Fiscal board e vari accademici hanno auspicato che le complesse regole europee, basate su soglie massime dei rapporti fra deficit pubblici e Pil e su tassi annuali di riduzione degli eccessivi rapporti fra debito pubblico e Pil, vengano rimpiazzate da regole idonee a subordinare gli aumenti dei flussi di spesa pubblica ai tassi di crescita macroeconomica di medio periodo e al peso del preesistente stock di debito pubblico.

Secondo il presidente del Parlamento europeo David Sassoli «gli strumenti di prima, come il Patto di Stabilità, sono inadeguati ad affrontare questa situazione; se lo fossero stati, del resto, non sarebbero stati sospesi», come invece è accaduto un anno fa al regime sui conti pubblici, che la Commissione ha congelato fino a fine 2022.