Ottantotto miliardi persi lo scorso anno. Più di cento recuperati nel 2021. Il dato di marzo sulla produzione industriale ha contraddetto le attese. Ci si aspettava un piccolo aumento sul mese precedente ma dall’Istat è arrivato un -0,1% dovuto quasi interamente al calo dei beni di consumo, mentre beni strumentali e intermedi hanno fatto segnare un aumento moderato e i prodotti energetici un rimbalzo di +1,8%.
In valori correnti il fatturato dell’industria italiana si appresta a chiudere in tempi rapidi il gap rispetto al periodo pre-Covid, esito davvero insperato ripensando agli umori e alle previsioni prevalenti nei periodi più duri del lockdown, poco più di un anno fa.
Le indagini segnalano una significativa accelerazione nei prossimi mesi e il ritorno in positivo del Pil già dal secondo trimestre del 2021, ma ancor più interessante è confrontarsi con un trend di medio periodo e soprattutto incrociare effetti del Pnrr e andamento del manifatturiero.
Nell’analisi dei settori industriali tracciata da Intesa San Paolo e Prometeia è però visibile un recupero corale, che anche in valori costanti, eliminando dunque l’effetto-prezzo, riporterà a inizio 2022 la manifattura oltre i valori del 2019. Il soft landing è stato dovuto al recupero nel secondo semestre ma soprattutto all’export che ha dimostrato una capacità di tenuta delle proprie quote di mercato superiore a Francia e Germania.










