La Commissione europea ha avviato il 23 aprile scorso un’azione giuridica nei confronti di AstraZeneca a nome dei 27 Stati membri. Lo ha annunciato un portavoce dell’esecutivo Ue precisando che «l’azienda non è stata capace di presentare una strategia affidabile» sulle consegne dei vaccini. La commissaria Ue alla Salute, Stella Kyriakides, ha ricordato su Twitter che la priorità dell’Unione «è garantire che le consegne di vaccini Covid-19 avvengano per tutelare la salute» dei cittadini e che «ogni dose di vaccino conta. Ogni dose di vaccino salva le vite».
L’azienda anglo-svedese ha annunciato che «si difenderà fermamente in tribunale». In una nota AstraZeneca spiega di avere «rispettato pienamente l’accordo di acquisto anticipato con la Commissione Ue» . «Riteniamo — prosegue — che qualsiasi controversia sia priva di merito». La Commissione aveva manifestato l’intenzione di ricorrere all’azione legale mercoledì scorso, durante la riunione degli ambasciatori presso la Ue. Aveva incassato il pieno sostegno da parte delle capitali fatta eccezione per l’Ungheria. Inoltre Germania e Francia avevano chiesto un po’ di tempo per approfondire gli aspetti legali.
Ma venerdi i 27 Stati membri avevano dato semaforo verde. Per La Stampa si complica la strada per arrivare al «Certificato verde digitale europeo», che potrebbe addirittura cambiare nome.
Domani il Parlamento Ue voterà i suoi emendamenti al regolamento presentato dalla Commissione e già si prefigura uno scontro con il Consiglio su alcuni punti. I governi avevano infatti deciso di riservarsi la possibilità di imporre ulteriori restrizioni — per esempio test o quarantena — ai possessori dei certificati, ma per gli eurodeputati non se ne parla. Inoltre l’Aula chiederà di garantire ai cittadini l’accesso gratuito ai tamponi, esattamente come accade per i vaccini. Pur non essendo considerato un documento di viaggio, il certificato nasce con l’intenzione di facilitare gli spostamenti tra i Paesi Ue.
La vicesegretaria del Pd, l’europarlamentare Irene Tinagli, commenta su La Stampa le parole di Draghi rivolgendosi ai compagni di viaggio del governo: «È lo stesso spirito dell’appello del presidente Mattarella da cui è nato questo esecutivo, non vorrei che qualche partito avesse la memoria corta. Abbiamo un’occasione epocale: rivoltare l’Italia come un calzino, non dobbiamo sprecarla e saper fare le cose insieme. Spesso in passato abbiamo avuto problemi a fare riforme anche a causa di scarse risorse: oggi questo vincolo non c’è». Circa 248 miliardi di euro sono una cifra enorme. “Il governo Draghi, se andrà avanti fino a scadenza, come mi auguro, arriverà al 2023. E i fondi del Pnrr servono per interventi fino al 2026. Da parte dell’Europa immagino ci sia anche la volontà di verificare la continuità dell’impegno del Paese a prescindere dai cambi di governo».










