Aperture “graduali”. Così sta decidendo Mario Draghi, assieme alla cabina di regia che deciderà le riaperture delle saracinesche in Italia, dopo le proteste dei cittadini e la paura, soprattutto per la politica, di perdere definitivamente il rapporto con i cittadini e il tessuto socio-economico portante della nazione. Una situazione complicata, ma che deve essere risolta subito, così come chiede da settimane la Lega e tutto il centro-destra, nel segno della rottura con il governo Conte.
Le riaperture però dovranno essere fondati su dati scientifici solidi, senza fughe in avanti. Lo sa bene Draghi e lo ha chiesto a gran voce. Non vuole fare passi falsi il premier. Aprire, chiudere, aprire, chiudere. La giostra deve finire e Draghi lo sa bene. Una volta decretate, dunque, saranno aperture «irreversibili». Inizieranno a maggio e proseguiranno nei prossimi 45 giorni, in crescendo. «Una cosa non posso consentire – è la linea che il premier ha anticipato al suo governo in queste ore – è che si decida la ripartenza di un settore e poi si torni indietro». Sarà il presidente del Consiglio ad accennare oggi le novità, prima alle Regioni e poi in conferenza stampa. È lo scheletro del decreto che sarà approvato giovedì prossimo in consiglio dei ministri. Aperture, tante, anche in zona rossa.
Le linee guida per la ripresa delle attività che le Regioni hanno approvato ieri e proporranno al governo e al Cts non possono che definirsi di manica molto larga. I presidenti hanno fatto scrivere ai tecnici riguardo a ristorazione, palestre, piscine, strutture termali, cinema e spettacoli dal vivo. I protocolli riguardano «le attività maggiormente penalizzate dal meccanismo delle chiusure in base allo scenario». Le amministrazioni locali si occupano anche dei parametri da usare per determinare le zone. Si ipotizza anche di usare come indicatore anche la copertura vaccinale.
Intanto sono partite in questi giorni le consultazioni con i partiti, in vista della presentazione del Pnrr al Parlamento. L’obiettivo è di accordarsi prima per evitare grane dopo. E per fare anche un bilancio dei primi due mesi di governo, il presidente del Consiglio ha visto prima la delegazione del M5S, quindi quella della Lega. Oggi toccherà al Pd e a Forza Italia. Due temi specifici sono stati posti dal Movimento: la «necessità che il Superbonus sia prorogato al 2023 e che nel prossimo Decreto sostegni «si intervenga in favore delle famiglie dei lavoratori autonomi e delle partite Iva, affinché ricevano un adeguato riconoscimento, equivalente a quello dei lavoratori dipendenti». Dopo i Cinque stelle è stata la volta della Lega, con la delegazione guidata dal ministro Giancarlo Giorgetti. «Sul Recovery riteniamo che la delega al governo non sia in bianco: capiamo che i tempi siano stretti ma vogliamo dare indicazioni, anche sulle proposte raccolte dalle regioni».
Per Draghi “l’obiettivo è la crescita”. Lo ha affermato durante il consiglio dei ministri sul Documento di economia e finanza, che è teso tutto nella direzione di «rafforzare la spinta per uscire dalla crisi», come ha scritto il ministro dell’Economia Daniele Franco nella “Premessa” del Documento varato ieri dal governo. Lo scostamento bis per finanziare il piano complementare di investimenti vale oltre 70 miliardi in 12 anni. Poco più di 30 saranno attivati tra 2022 e 2026, gli altri invece entreranno in gioco tra 2027 e 2033. Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza che il governo Draghi sta completando prima del passaggio in consiglio dei ministri e in Parlamento trova nel Def le sue prime cifre ufficiali. Cifre costruite su un Pnrr «largo», che affianca alle risorse comunitarie della Recovery and Resilience Facility due fondi nazionali: quelli di sviluppo e coesione, già fatti scendere in campo dalle bozze lasciate dal Conte-2, e appunto il «fondo dl investimento complementare» finanziato per metà per spese negli anni del Recovery e per il resto nel periodo 2027-2033. Gli occhi sono puntati su quello che Daniele Franco chiama uno «shock senza precedenti»: circa 20 miliardi andranno alle imprese e alle partite Iva. Saranno inoltre prorogate fino a fine anno le garanzie: costeranno altri 10-15 miliardi e andranno al credito per le imprese con un effetto leva da 100 miliardi. Per rimpolpare i fondi del Recovery Plan sarà costituito un “Fondo di investimento complementare”, pluriennale, che disporrà in ogni anno, a partire dal 2021 o dal 2022, di una quota dai 4 ai 6,5 miliardi.










