Il destino del ministro della Salute Roberto Speranza sembra già segnato. Ieri per tutta la giornata si sono rincorsi rumors riguardo l’ipotetico “licenziamento” del ministro da parte del premier Draghi. I motivi sarebbero tutti riconducibili alla gestione della campagna vaccinale, che tra disagi e ritardi, sta ancora procedendo a rilento in Italia. La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso poi, sono le manifestazioni dei lavoratori che in questi giorni continuano a “fioccare” nel Paese delle chiusure. In Europa, complice una campagna vaccinale più spedita, si sta procedendo alle riaperture. Si intravede la normalità. La stessa normalità che da noi pare veramente ancora troppo lontana.

L’allentamento delle restrizioni, come ha ribadito in più occasioni il Presidente del Consiglio, dipende dall’andamento della campagna vaccinale. “Chi prima vaccina prima apre”, aveva detto, ma le incertezze sui numeri e la gestione delle dosi e delle prenotazioni non permettono ancora oggi di dare una data certa a chi si rivolge al Governo.

Dopo l’allontanamento di Domenico Arcuri (che ha lasciato il posto di Commissario per l’emergenza Covid a Figliuolo), l’individuazione di un nuovo capo della Protezione Civile e la riduzione del Comitato tecnico scientifico, la prossima mossa di Draghi potrebbe coinvolgere il ministro Roberto Speranza.

Il ministro nel frattempo si mostra tranquillo, o comunque si sforza di apparire tale. E prova a prenderla con filosofia: «E’ una battaglia politica e non mi scandalizzo», ripete a chi gli chiede se Salvini riuscirà a ottenere la sua testa e se l’Italia avrà presto un nuovo ministro della Salute «aperturista». Lui di certo non si muove, determinato com’è a vincere la guerra contro il Covid-19: «Passo indietro? Assolutamente no». Fonti di governo assicurano che il ministro di Leu resterà al suo posto e spazzano via ogni ipotesi di incarico internazionale, su vaccini o altro, che mai Draghi gli avrebbe proposto. Anche dallo staff di Speranza parlano di «notizie senza fondamento» e ricordano che il presidente ha espresso a Speranza la sua fiducia in pubblico, «con grande chiarezza». Tuttavia sono emersi una serie di elementi che non rafforzano la posizione di Speranza. Non c’è niente di definito o tantomeno di provato, ma una serie di sospetti e indiscrezioni su episodi opachi — a cominciare dal caso Oms/Guerra — hanno sparso un po’ di nebbia intorno al ministero della Salute.

Le Regioni intanto stanno lavorando a delle linee guida sulle riaperture da sottoporre domani al governo. Mario Draghi ha chiesto ai membri del Comitato tecnico scientifico, di predisporre dei protocolli per quelle attività che possono riaprire prima di altre. Non ci sono ancora dettagli, né certezze, perché tutto dipenderà dai dati dei prossimi giorni, ma è ormai chiaro che dai primi di maggio ci sarà una graduale riapertura sia delle attività di ristorazione, sia delle attività all’aperto, probabilmente anche di quelle sportive e culturali. Se il governo sembra intenzionato a prorogare lo stato d’emergenza per altri due mesi, dunque sino a fine giugno, tutti ormai parlano di maggio come del mese decisivo per un graduale ritorno alla normalità.  La prossima settimana verrà messo a punto il nuovo decreto legge che sostituirà quello in scadenza il 30 aprile.

Nel frattempo arriva un segnale ben preciso dal Governo: il sì agli Europei di calcio con almeno il 25% dei tifosi allo stadio, requisito indispensabile per poter ospitare la competizione all’Olimpico di Roma.

A mettere i bastoni tra le ruote alla campagna vaccinale già difficoltosa ci ha pensato ieri lo stop al vaccino di Johnson&Johnson da parte degli Usa. Le autorità federali americane “raccomandano una pausa” nella diffusione di questo vaccino. Il motivo è ricondusibile ad “alcuni casi di reazioni grave” al siero. Ad oggi, sei donne, tra i 18 e i 48 anni, hanno contratto una rara forma di patologia, con coaguli nel sangue. Una è morta, un’altra è in gravi condizioni. Tutto sospeso dunque. Un’altra “grana”.

Gelmini: “In settimana crono-programma per le riaperture”

La destra continua a chiedere riaperture. Oltre la Lega di Matteo Salvini, anche Forza Italia, prima con Antonio Tajani e oggi con un’intervista della ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini su la Repubblica. “Credo che già questa settimana definiremo il crono-programma per le riaperture – afferma Gelmini -. Perché dobbiamo procedere. Con cautela, per evitare di commettere errori e dover richiudere, ma man mano che il tasso di contagi diminuisce e le vaccinazioni coprono i più fragili dobbiamo riaprire. A breve il Comitato tecnico scientifico inserirà proprio il dato sulle vaccinazioni tra i criteri di valutazione per il passaggio delle regioni da un colore all’altro”.

Gelmini boccia le Isole Covid free perché, dice, “lo sarà l’intera Penisola”, affermando che “ci sono tutte le condizioni per liberare il Paese da questa morsa”. Le Regioni – osserva Gelmini – “stanno seguendo le indicazioni del governo. C’è una collaborazione proficua tra le amministrazioni e il commissario. Dieci giorni fa avevamo il problema della copertura del fabbisogno per gli over 80. Adesso è un problema sostanzialmente risolto. Deve essere chiaro che nessuno si salva da solo. Lo sa anche il governatore De Luca, che si è impegnato ad adeguarsi alle priorità fissate dal governo. La competizione tra loro è legittima, ma i cittadini italiani sono tutti uguali”. L’obiettivo – rileva – è “accelerare, coprire entro giugno tutti gli over 70 e le categorie più fragili. Se non commettiamo errori, salviamo la stagione estiva”. “A giorni sarà convocata la cabina di regia per definire le riaperture – spiega la ministra – un crono-programma credo che lo avremo già in settimana. I ministeri stanno lavorando ciascuno sui protocolli di sicurezza. E’ allo studio anche il pass vaccinale. Stiamo pianificando il via alle fiere, ai grandi eventi internazionali. Si va verso una rapida apertura degli esercizi commerciali. Col passaggio in zona gialla di molte realtà, se il tasso di contagio e quello di vaccinazioni lo consentiranno, potrebbero riaprire ristoranti con tavoli esterni e bar, almeno a pranzo. E – conclude – anche piscine e palestre. Il 2 giugno potrebbe essere la data per le aperture generalizzate“, ma “guardiamo prima i dati”.

Anche Salvini torna oggi sul tema e in un post su Facebook scrive: “La Lega ha chiesto che i presidenti di Regione possano allentare le restrizioni, nelle zone dove i contagi sono sotto controllo, visto che possono inasprirle in presenza di dati preoccupanti. È un principio di autonomia, buonsenso e responsabilità, peraltro invocato anche da alcuni amministratori di centrosinistra. Purtroppo Pd e 5Stelle hanno bocciato il nostro emendamento. La Lega non cambia idea: le riaperture, seguendo ragionevolezza e dati scientifici, sono una priorità”.

🟡 La Lega ha chiesto che i presidenti di Regione possano allentare le restrizioni, nelle zone dove i contagi sono sotto…

Pubblicato da Matteo Salvini su Mercoledì 14 aprile 2021