C’è un cruccio che agita le stanze del M5S e del Pd. Quello delle alleanze. Allearsi per alcuni significa vincere. Per altri significa cedere alle idee altrui, perdere di significato, di struttura. Poco importa. Mentre nel M5S prosegue il braccio di ferro con Davide Casaleggio, sono molti i parlamentari che fanno pressing affinché l’ex (!) leader Luigi Di Maio sciolga questioni urgenti (per alcuni, ahinoi, le urgenze sono altre) come quella (urgentissima!) di rinsaldare il rapporto con i dem. Eh sì, perché dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti, sono in tanti all’interno delle fila pentastellate che pensano a come instaurare i rapporti con il nuovo leader Enrico Letta, in previsione delle prossime amministrative.

Il primo a costruire ponti d’oro è stato proprio Di Maio che, in un’intervista a El Pais ha affermato: «Ho sempre lavorato bene con Letta, è una persona in cui ho molta fiducia. L’alleanza tra Pd e M5S sarà rafforzata». E poi ha precisato: «Ma non deve essere solo elettorale, è necessario guardare ad orizzonti lontani per crescere insieme. Dobbiamo affrontare insieme le grandi questioni sociali. Letta e Giuseppe Conte troveranno spazio per il dialogo».

Ed è proprio su Giuseppe Conte che alcuni sperano. Per rinsaldare i rapporti esterni, sì, ma anche interni, deteriorati dopo le fuoriuscite coatte per chi non ha votato la fiducia a Draghi. Conte se ne vede bene dall’intervenire. Attende un’investitura ufficiale con tutti i crismi prima di muoversi da leader. La situazione è confusa, manca una direzione e un’idea precisa. Tutti fanno tutto. Nessuno decide veramente. Le votazioni su Rousseau sono ferme per «non aggravare ulteriormente la situazione del debito».

Lo scoglio delle amministrative sarà parecchio duro. E si rischia un botto. Nell’attesa del nuovo corso contiano prosegue sottotraccia una flebile trattativa. Cruciali le città di Roma e Napoli. Nel primo caso circolano i nomi di Zingaretti, Sassoli e dell’ex ministro Gualtieri. Su quest’ultimo si è parecchio discusso dopo che il nome di Gualtieri era circolato ufficialmente come candidato contro Raggi e Calenda, ma senza che l’ex ministro ne avesse parlato con il nuovo leader dem. Apriti cielo! Letta ha “congelato” la sua candidatura, in attesa di nuove disposizioni. È la politica, bellezza.

Sul capoluogo campano, invece, il Pd locale lavora da tempo a una candidatura unitaria (Pd-Leu-Movimento 5 Stelle) del presidente della Camera Roberto Fico.

Intanto pare che il blitz di Letta di nominare la segreteria senza preavviso, abbia fatto infuriare gli ex renziani di Base riformista, rimasti a bocca asciutta. Ieri a sorpresa i 16 nomi, metà donne (parità di genere rispettata), diversi ritorni e qualche new entry. Il leader ha voluto una segreteria unitaria, tirando dentro tutti ma riuscendo a scontentare molti, perché anche nei serbatoi dove ha attinto di più, ha pescato da solo, in base alle competenze.