L’arrivo di Enrico Letta come nuovo segretario del Pd, dopo la fuoriuscita (le dimissioni, pardon!) di Nicola Zingaretti, ha fatto rumore. Soprattutto per la parte del suo discorso in cui ha parlato di ius soli , l’acquisizione della cittadinanza italiana per chi nasce nel nostro Paese, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. E anche se Letta ne ha parlato brevemente nel suo discorso di  insediamento, la proposta ha scatenato la prima vera fibrillazione nella maggioranza.

Ieri Matteo Salvini è stato tranchant: “Se ne parla vuol dire che vuole far cadere questo governo”, ha detto il segretario della Lega. “Solo uno che arriva da Parigi o da Marte, in un Paese con scuole e asili chiusi, fabbriche in difficoltà e italiani con problemi di salute fisica e mentale, si occupa di regalare cittadinanza agli immigrati”. “Se è stata una caduta di stile lo dica – ha proseguito Salvini -, noi siamo al governo per fare le cose serie e lo Ius Soli non è una cosa seria. Ricordo al distratto parigino Letta che l’Italia è il Paese europeo che concede più cittadinanza”.

 

Giorgia Meloni: “Lo ius soli è da marziani. Mi sembra una stupidaggine”

Per la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, parlare di ius soli e voto ai 16enni è da marziani ed Enrico Letta “garantisce lo status quo”. Lo ha detto oggi in un’intervista rilasciata a La Stampa. “Lo ius soli come richiamo al suo elettorato da parte di Letta mi sembra una stupidaggine – osserva parlando del neo segretario del Partito democratico – il Pd e la sinistra sono pieni di elettori che non hanno una certezza sul lavoro, il mutuo, sul futuro per i propri figli. Non hanno come priorità lo ius soli o il voto ai sedicenni. Non è più una questione ideologica ma di avere o meno il senso della realtà. E’ la sinistra degli extraterrestri. Sono armi di distrazione di massa”. “Non oso dire se Letta rafforzi la sinistra. E’ persona valida, di spessore, lo conosco da anni, l’ho anche chiamato per fargli in bocca al lupo – rileva – ma è anche il garante dell’attuale status quo, in Italia come in Europa. In particolare è molto gradito ai francesi, in una fase storica nella quale tutti sanno che la Francia ha un atteggiamento fortemente predatorio verso le nostre infrastrutture e le nostre aziende“.

Meloni riconosce a Draghi di aver fatto bene a nominare il generale Figliuolo e rimuovere Arcuri, lo considera l’unico atto di discontinuità rispetto al governo Conte. Ma ora aspetta il premier su tutto il resto, a cominciare dal decreto ristori e l’eliminazione del cashback. “Tutte le risorse disponibili che hai devi metterle sulle aziende” spiega. Sul dl Sostegno: “Intanto non c’è uno straccio di testo del decreto. 10 miliardi sarebbero meglio di 5, ma occorre capire se le risorse che si stanno spendendo servono a garantire la continuità delle aziende. Tutte le risorse disponibili che hai, devi metterle su questo obiettivo. Vedremo se Draghi accoglierà la nostra richiesta di destinare i soldi del cashback alle aziende in crisi”.

Walter Veltroni: “Ho fiducia in Letta”

Intanto sempre dalle pagine de La Stampa parla anche il primo leader del Pd, Walter Veltroni. “Al Pd consiglio di sentire il governo Draghi come il proprio e di non fare la vedova del governo precedente. E’ giusto rivendicarne i meriti: il governo Conte ha fronteggiato bene la pandemia, ma ora guardiamo avanti. A Letta, dico che ho grande fiducia in quello che farà. Forse vado contro lo spirito del tempo ma sono molto ottimista sul futuro del Pd: ha davanti a se’ spazi enormi. Se farà ciò per cui è nato: dare al riformismo italiano un grande consenso di popolo”.

Il ruolo del Pd: “Mai come in questo momento sono confermate le ragioni per cui è nata una grande forza riformista di massa; penso ci sia uno spazio enorme per una forza riformista, innovativa. Il Pd è rimasto centrale in questi anni nella politica italiana, e ora con Enrico Letta può tornare a un cammino che assomigli alle ragioni della sua fondazione – osserva Veltroni – la vocazione maggioritaria è prima di tutto un fatto sociale. E’ ovvio che ci vogliano alleanze: il problema è se si agglutina un’alleanza con nove partiti destinata a sgretolarsi oppure si costruisce uno schieramento fondato su una grande forza che si fa garante dell’indirizzo riformista. In questo caso ha senso sollecitare i Cinque stelle”. Il programma enunciato da Letta lo convince: “ritrovo una visione. Aggiungerei che è necessaria una grande attenzione agli ultimi, a chi soffre, a chi è solo. Enrico ha la forza e l’esperienza vissuta necessaria per fronteggiare il rischio di una unanimità di facciata. Ma occorre mettere nel partito giovani ed energie nuove. Mi auguro che si ricongiungano tutti quelli che sono stati nel Pd”. E Renzi? “Ci si può ricongiungere non solo nello stesso partito, lo si può fare anche in un’alleanza, purché’ sia chiaro l’indirizzo politico e ci sia sincera solidarietà. A sinistra bisogna prima o poi abituarsi a convivere – conclude – non è possibile che l’unica forma del dibattito sia l’unanimismo oppure le scissioni. Una grande sinistra sa stare al governo e all’opposizione. Bisogna rimettere radici dove la sinistra di un riformismo radicale deve stare”.