Ci sarà un nuovo scostamento di bilancio per contenere l’emergenza e preparare il rilancio dell’economia. Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha rotto ieri gli indugi e ha annunciato che chiederà al Parlamento di poter affrontare nuove spese in deficit. Così arriverà la prossima settimana, il decreto legge Sostegni.

Il provvedimento distribuirà 32 miliardi di aiuti a imprese, lavoratori e nuovi fondi per sanità. II pacchetto per le famiglie sarà in vigore già da lunedì. Via libera alla norma con lo stanziamento di 290 milioni destinato ai congedi parentali che saranno retroattivi. Bonus baby sitter per lavoratori autonomi, operatori sanitari e forze dell’ordine.

«Ma non basta», spiega il premier. L’economia, con le ricadute sul lavoro, si prepara infatti a vivere una nuova fase di blocco sostanziale per le imprese che dipendono dalla domanda interna. Draghi non ha ancora definito l’entità del nuovo scostamento, il sesto al netto delle due manovra di Bilancio del governo precedente. In tutto quasi 140 miliardi di euro. L’ammontare esatto verrà deciso dal premier insieme al ministro dell’Economia Daniele Franco entro il 10 aprile, quando sarà presentato in Parlamento il Documento di economia e finanza, con i contorni della prima legge di Bilancio del suo governo.

La manovra che, negli auspici, grazie alla spinta delle risorse del Next Generation Eu, dovrà riportare l’economia a crescere nel 2022 dopo il crollo – senza precedenti – del Pil (quasi -9% nel 2020) e dell’occupazione (-456 mila posti lo scorso anno). Lo scostamento sarà comunque importante, non meno di 20 miliardi, secondo le prime valutazioni tecniche. Servirà a ripagare i danni che inevitabilmente produrrà l’Italia quasi tutta in “zona rossa” dalla prossima settimana e per circa venti giorni.

Intanto nel Recovery Plan spunta la proroga del Superbonus fino alla fine del 2023. Non si tratta del nuovo e definitivo Pnrr del governo Draghi, ma di un passo avanti che arricchisce il precedente piano del governo Conte e lo rende molto più aderente alle richieste e ai requisiti Ue. Questo documento “arricchito” resta la base di Piano su cui si pronuncerà il Parlamento con le risoluzioni previste per fine mese e da cui ha detto di voler partire questo stesso governo, prima nelle parole in Parlamento del premier Draghi, poi in quelle del ministro dell’Economia, Daniele Franco, in audizione lunedì scorso.

I ministri del governo Draghi più direttamente impegnati sul piano, a cominciare da Vittorio Colao (Innovazione tecnologica e transizione digitale) e Roberto Cingolani (Transizione ecologica), in queste settimane stanno rivedendo a fondo cifre e contenuti e interverranno anche sulla base della relazione del Parlamento attesa per fine mese. Le schede inviate al Parlamento contengono queste cifre: 11,75 per digitalizzazione e innovazione della pubblica amministrazione (di cui 6,14 per progetti nuovi); 25,75 per l’innovazione del sistema produttivo (di cui 21,55 nuovi); 8 per turismo e cultura (di cui 7,7 nuovi). È difficile, allo stato, prevedere quanta parte dei progetti salveranno e quali modifiche apporteranno.