Per accelerare la riscrittura del Recovery Plan il governo Draghi ha deciso di usare le “maniere forti”. Ad affiancare il ministero dell’Economia nella stesura del documento, infatti, ci penserà il gigante americano della consulenza strategica aziendale McKinsey. Il contratto tra la società e il ministero è stato firmato nei giorni scorsi e aiuterà lo Stato a presentare il Recovery Plan entro la data prevista del 30 aprile.

È stato il Mef, guidato da Daniele Franco, a contattare McKinsey per colmare i ritardi accumulati nei mesi scorsi. I tempi sono diventati ormai strettissimi. Dalla consulenza, McKinsey dovrebbe ricevere soltanto una sorta di rimborso spese. Ma i ritorni per la multinazionale potrebbero esserci a valle dell’operazione, quando bisognerà mettere a terra tutti i progetti approvati. Quella della consulenza affidata alle grandi società specializzate è una scelta abbastanza diffusa tra i governi di altri Paesi, molto meno in Italia. Anche se diversi gruppi aiutano i nostri singoli dicasteri in caso di processi complessi. Le stesse Regioni, per esempio, si sono affidate alla consulenza aziendale soprattutto per i loro piani di rientro dal debito. Ma è forse la prima volta che gli americani di McKinsey lavorano con il governo italiano.

L’esecutivo Draghi riparte con una collaborazione con il privato per scrivere il Piano italiano di ripresa e resilienza finanziato con i 209 miliardi del Next Generation Eu. Due le principali ragioni alla base della scelta: i tempi ormai ristretti e la scarsa attitudine della macchina burocratica di Via XX settembre ad affrontare con celerità un’operazione di politica economica di tali dimensioni.

Intanto si allargano nel nostro Paese i divieti. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, vara nuove misure contro l’avanzata del virus. Campania e gran parte dell’Emilia-Romagna in rosso, Veneto e Friuli-Venezia Giulia in arancione. La Lombardia resta arancione scuro, ma rischia nei prossimi giorni il rosso. Sullo stop all’export dei vaccini, Londra contesta la scelta dell’Italia mentre l’Ue appoggia Draghi. Sette milioni di dosi di vaccino arriveranno in Italia entro marzo e ad aprile, con la prima fornitura di Johnson&Johnson, saranno 30 milioni. Ma una volta che i vaccini per la campagna di massa saranno disponibili, dovranno essere somministrati. Militari e Protezione civile per somministrarli anche nei centri più piccoli. L’obiettivo è arrivare, con la Difesa e la protezione civile, anche nei piccoli centri e fare 700 mila iniezioni al giorno da Pasqua, procedendo per età.

Intanto si litiga ancora nel Pd e nel M5S. La scelta di Nicola Zingaretti di dimettersi ha scosso la politica. E arrivano le richieste della corrente Base riformista di anticipare il congresso e ridiscutere la linea di convergenza con il Movimento 5 Stelle e Giuseppe Conte. Franceschini e Orlando sono furibondi, giudicano la mossa intempestiva e azzardata, pretendono che il segretario gliene renda conto. Accompagnando la richiesta con un ultimatum: entro domani, domenica, deve fargli sapere quali sono le sue reali intenzioni, se cioè il passo di lato appena compiuto è irreversibile, oppure ci sono margini per tornare indietro. E per dimostrare che fa sul serio, a metà pomeriggio Zingaretti consegna la lettera di dimissioni nella mani della presidente Cuppi. Non ci sono dubbi. Le dimissioni sono ufficiali.

L’ipotesi di designare la franceschiniana Roberta Pinotti alla segreteria piace poco alla Base riformista, la componente di Guerini-Lotti, che preferirebbe Andrea Orlando, bersaglio migliore per continuare ad attaccare la linea dell’alleanza con i 5S. E fra i due litiganti può spuntare una terza figura di compromesso: Anna Finocchiaro. Giuseppe Provenzano in un’intervista a Repubblica: “Capisco Nicola. Malato un Pd che vive solo per il potere”. “Diciamoci la verità, oggi siamo percepiti come un partito di potere, anzi, siamo un partito di eletti. Certo, fatto di persone mediamente serie, affidabili, di esperienza, ma di fronte alla sofferenza di milioni di persone, alle ansie di futuro, alle sfide enormi dell’innovazione digitale, della transizione ecologica, questo rischia di essere un po’ poco. Non si può stare al governo “whatever it takes””. Nardella: “Fare il congresso adesso è fuori dal mondo. Abbiamo il Paese in emergenza totale, con il problema delle scuole a rischio chiusura, l’organizzazione dei vaccini che non decolla, le persone terrorizzate di perdere il lavoro; e in secondo luogo perché finiremmo ancora una volta per parlare di nomi invece di affrontare il tema dell’identità e del modello del nostro partito”.

È guerra intanto tra Davide Casaleggio e il Movimento 5 stelle per il possesso della lista degli iscritti a Rousseau. Un tesoro prezioso fatto di nomi, indirizzi email, numeri di cellulare e altri dati sensibili. I vertici grillini si dicono “pronti a portare la questione in tribunale se Casaleggio non sarà disposto a cedere quei dati”. Ma è una prospettiva che non piace a Giuseppe Conte, meno ancora a Beppe Grillo, che in un post sostiene la via della pace, preparando il terreno per un accordo. Magari, in futuro, anche con gli espulsi che continuano a far piovere ricorsi sulla sua testa. Ma il groviglio è difficile da districare.

Weber (Ppe): “Europa è con Draghi, guerra dei vaccini è già cominciata”

L’Italia deve sentire il sostegno pieno dell’Unione europea” soprattutto ora quando “una guerra dei vaccini è già in corso” motivo per cui “sostegno pienamente il messaggio di Mario Draghi, che si è coordinato con la Commissione”. A dirlo è Manfred Weber, presidente dei deputati del Partito popolare al Parlamento europeo, in un’intervista al Corriere della Sera. “Abbiamo discusso a livello europeo se attivare il meccanismo di controllo dell’export dei vaccini e se in specifici casi fare ricorso al blocco. La scelta dell’Italia si basa su solide motivazioni: la situazione in Australia vede dieci casi di Covid al giorno e non ci sono morti”, precisa Weber. “Dobbiamo occuparci dei nostri cittadini, l’Ue è il continente più colpito al mondo, abbiamo il più alto numero di contagi e morti”.

I cittadini europei si aspettano di essere vaccinati“, prosegue il presidente dei parlamentari popolari. “L’Europa resta pronta a condividere le dosi con i suoi vicini. Ed è nel nostro interesse per evitare varianti in futuro. Ma se le aziende non rispettano gli obblighi devono sentire la forza dell’Ue e l’impatto sul lungo termine. AstraZeneca e coloro che non cooperano devono capire che l’Ue è il più grande mercato unico al mondo: ricordino, per i prodotti futuri, che l’accesso al mercato è nelle mani dei regolatori Ue. E poi chi non rispetta i contratti non potrà più beneficiare dei finanziamenti per la ricerca”.