Mario Draghi accelera il Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Si lavora costantemente per mettere a punto il documento programmatico. Il gruppo di lavoro “incardinato” al ministero dell’Economia, dopo una decina di giorni di intensa attività, prevede di essere in grado di riaprire il dialogo operativo con Bruxelles entro la metà di marzo su infrastrutture, istruzione e salute. Si tratta di un primo successo della spinta impressa dal premier Draghi al “programma” e della capacità di elaborazione e organizzazione di Via Venti Settembre.

Dopo la crisi politica, finalmente i rapporti con Bruxelles possono riprendere. E per evitare gli errori del passato, col governo Conte, si lavora per migliorare il documento scritto in fretta e furia durante l’emergenza più acuta. Il metodo di lavoro è molto cambiato: c’è una schema generale e naturalmente una struttura che lavora a tempo pieno al programma (cosa nuova perché prima la partecipazione era saltuaria). Il ministro dell’Economia Daniele Franco ha confermato al team di avere intenzione di consegnare tutto a Bruxelles entro il 30 aprile.

I piani di tre delle sei missioni in cui è diviso il programma sono pronti ad essere scrutinati dai tecnici della Commissione europea e saranno consegnati a metà mese: i lavori vengono giudicati di confezione avanzata per infrastrutture, istruzione e ricerca e salute.

Le nuove parole d’ordine, in netto contrasto col passato, sono “Condivisione” e “Trasparenza” con i ministeri. Un lavoro che si prospetta, almeno nelle intenzioni, più fluido e coerente con i piani degli altri Paesi Ue.