Con 535 sì e 56 no Mario Draghi ottiene la fiducia anche alla Camera. Adesso può partire con il programma. “Lotta alla corruzione e alle mafie”, azioni “innovative” per arrivare in tempi rapidi “al giusto processo”. Tutti temi al centro dell’agenda politica del nuovo premier. Alla Camera Draghi ha parlato per soli tredici minuti. Ha replicato in parte quanto già detto al Senato ma ha chiarito anche nuovi passaggi: dalle piccole e medie imprese alla giustizia (il più applaudito) ma anche alle carceri. Gli istituti penitenziari “sono sovraffollati”, ha osservato, e non bisogna trascurare la “paura” del contagio.

Anche ieri c’ stato qualche contrasto, soprattutto tra i 5 stelle, dove è rottura completa. La fronda dei ribelli si è allargata a 31 deputati, mentre è stata annunciata l’espulsione di 15 senatori. “I grillini non sono più marziani”, avverte Beppe Grillo. Un motivo in più per far fuoriuscire i “marziani” rimasti, dunque. I ribelli denunciano mancanza di leadership, di una direzione da seguire. O meglio, la direzione c’è ma è nettamente contraria a quella degli inizi. Non solo. Si amalgama perfettamente a tutte quelle operazioni che il Movimento ha sempre contrastato sin dalla sua nascita. “Mai con questo”, “mai con quest’altro”. Chi ci crede ancora (povero!) prova un senso misto di imbarazzo e rabbia. Ma d’altronde, lo dice anche Grillo, “non siamo più marziani”. E quando un Movimento, anche un movimento come i 5 stelle, ha la maggioranza, deve adattarsi alle misure che la dialettica politica impone dalla notte dei tempi. Il cambiamento c’è e si può fare, ma pensare di misurarsi con la politica vuol dire pure adattarsi a certi linguaggi e poter dire qualche sì. Non solo NO.

Il fatto è che questa emorragia di “onorevoli” signori, rischia di creare un secondo gruppo numeroso. Una sorta di Contro-Movimento. Ci hanno provato in molti negli anni. Diverse sono state le fuoriuscite degli “scontenti”, che poi però sono finiti semplicemente nel Gruppo Misto a fare i “pianisti”. Ora però la cosa sembra diversa, perché i fuoriusciti (tutti insieme) sono molti. Ed è qui che entra in gioco Alessandro Di Battista, che pochi giorni fa ha rotto il matrimonio con il movimento. Alle sette di sera, mentre da fuori guarda la rivolta, Di Battista interviene su Instagram: “Ci sono cose da dire. Scelte politiche da difendere. Domande a cui rispondere e una sana e robusta opposizione da costruire”, scrive, dando appuntamento per una sorta di intervista social alle 18 di domani. Poi aggiunge “coraggio”, come a spingere i deputati verso il no.

Se al Senato i no sono stati 15, alla Camera è andata peggio: 16 no, 4 astenuti, ma anche 12 assenti. Un drappello di una trentina di deputati dissidenti, che riducono i ranghi della maggioranza contiana e che fanno rischiare un’implosione del Movimento. All’annuncio dell’espulsione, Barbara Lezzi, seguita da Nicola Morra, spiega: “Mi candido a far parte del comitato direttivo del M5S (da cui non sono espulsa)”. Ma lo Statuto, all’articolo 11, recita che chi è espulso dai gruppi parlamentari lo è anche dal Movimento, e viceversa. Crimi è inflessibile. Linea dura anche sugli assenti: “Ho chiesto al capogruppo di verificare le ragioni dell’assenza. Se era per Covid o perché si sono rotti una gamba, bene. Altrimenti sono fuori”.

Intanto il governo Draghi c’è. Tra le riforme a cui dovrà prestare più attenzione c’è sicuramente quella del fisco, destinata ad affiancare quelle della pubblica amministrazione e della giustizia nei capitoli mancanti al Recovery Plan ereditato dal Conte II. Proprio l’impegno sulle riforme strutturali sarà una delle differenze più marcate del piano che ha intenzione di costruire il nuovo Governo rispetto al lavoro condotto fino a pochi giorni fa dal vecchio esecutivo. Una mossa non banale, e impegnativa, sul doppio piano dei tempi e dei contenuti. Ma pochi temi rischiano di essere politicamente divisivi come la concorrenza. Il premier Draghi l’ha inserita tra le riforme che dovranno rendere il Recovery Plan più conforme alle aspettative della Commissione europea. Negli ultimi due anni, nelle sue Raccomandazioni Paese la Ue ha messo in evidenza il commercio al dettaglio e in generale i servizi alle imprese tra i quali quelli professionali. Ma il raggio d’azione dei possibili interventi, almeno a leggere le segnalazioni e le Relazioni annuali firmate nel recente passato dall’Autorità garante della concorrenza, potrebbe anche essere molto più vasto: concessioni (autostrade, aeroporti, distribuzione gas, poste, spiagge, commercio ambulante), servizi pubblici locali, taxi e noleggio con conducente, assicurazioni (per la mancata regolamentazione della scatola nera), banche (per la confrontabilità delle offerte).

I concetti di generalità e progressività del fisco mi sono piaciuti molto – dice in un’intervista a La Stampa Pierluigi Bersani, l’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani, ora in Leu -. Così come la sua declinazione di europeismo. Avrei gradito invece un approfondimento sulla questione del ruolo dello Stato: abbiamo già a che fare con Ilva e Alitalia. Ma al di là di questi casi, in questa fase, come avviene in tanti altri Paesi, ci sarà l’esigenza di un ruolo diretto dello Stato nelle filiere industriali”. E sul discorso del premier afferma: “Mi è piaciuta la sua retorica sobria, fatta dall’andamento “un concetto, una frase”. Mi pare abbia la consapevolezza dei problemi e uno sguardo lungo. Ora però tutto dipende da come i concetti trovano una messa a terra“. Sul fatto che lo Ius soli non sarà al centro dell’agenda del governo riferisce invece: “Ci saranno purtroppo dei temi sospesi, inevitabilmente: questo è uno di quelli. Fa male, è un’indecenza, ma non sarà il solo”.

“Premesso che abbiamo un premier stimato in tutto il mondo, per Matteo Renzi l’esito di questa operazione politica innescata con la crisi è che con il governo Draghi, Italia Viva diventa assolutamente marginale. Per il Pd invece è una nuova occasione da non sprecare“: ad affermarlo è Andrea Marcucci, capogruppo del Pd al Senato, in un’intervista a La StampaMarcucci ha risposto alle accuse rivoltegli per aver organizzato un intergruppo con M5s e Leu: “Iniziativa nata dall’esigenza di avere un coordinamento sull’attività parlamentare tra i gruppi della precedente maggioranza, avevamo lavorato molto sul programma e sui provvedimenti, e per salvaguardare queste priorità politiche abbiamo deciso di creare un organismo di coordinamento. Magari qualcuno non se ne è accorto, ma io sarei capogruppo del Pd. Il mio lavoro è rafforzare le nostre posizioni al Senato e credo che questa sia la strategia giusta. Poi, la valutazione che ha fatto Renzi, per me è completamente sbagliata. Chi avanza questi sospetti sul mio conto è miope o non capisce”.

Intanto dall’Europa arriva un altro endorsement importante come quello del presidente del Parlamento, David Sassoli. “Non avevamo dubbi sulla soluzione della crisi – dice al Corriere della Sera -. Avevo avvertito tutti gli interlocutori a Bruxelles che si sarebbe risolta con una chiara impostazione europeista. L’Italia è una compagna di viaggio imprescindibile” e “la stabilità dell’Italia è un bene prezioso per tutti”. “Dal punto di vista dell’Europa l’Italia conferma e prosegue la scelta europeista – prosegue -. E lo fa con l’autorevolezza del presidente Draghi. È bene che il nuovo governo sia arrivato, perché l’Italia non poteva permettersi di aggiungere un lockdown politico a quello sanitario. C’era bisogno di fermarsi, consentire ai partiti di avviare una seria riflessione su se stessi e nello stesso tempo garantire al Paese di affrontare la sfida più difficile della sua storia recente. Si continua a morire e a soffrire. Non avevamo bisogno della crisi del Governo Conte, ma per com’e stata risolta dobbiamo essere grati al presidente Mattarella. Questo governo prende sudi sé un carico enorme e consentirà di arrivare alla fine della legislatura con una ripresa di autorevolezza del sistema politico e con un rinnovamento dei partiti”. Qual è il cambio di passo che comporta l’arrivo di Mario Draghi? “Direi che non siamo alla morte della politica ma a un cambio di fase. Nessuno deve rinunciare ai propri valori, se Il nuovo governo porterà il sistema politico a un riconoscimento pieno dell’importanza della cornice europea, ciò significherà aver fatto un buon lavoro. L’europeismo è il riconoscimento di un ordine legittimo accettato da tutti nella consapevolezza che le soluzioni si trovano all’interno di questo sistema, non cercando di rovesciarlo come vorrebbero i nazionalisti. E tutte le sfide davanti ai nostri Paesi possono trovare soluzioni con un’Europa più forte”.