Mario Draghi ha la fiducia al Senato. Non è la maggioranza più larga di sempre, come ci si aspettava però. L’ex presidente della BCE gode a Palazzo Madama del sostegno di Partito democratico, Forza Italia, Italia viva, Leu, Movimento Cinque Stelle, Lega e gruppi minori, con 262 voti a favore e 40 contrari (17 assenti e 2 astenuti). È il terzo governo più votato, anche se non viene superata la soglia dei 281 senatori, record detenuto dal governo Monti nato nel 2011 (ottenne più voti, 267 sì, anche l’esecutivo guidato da Giulio Andreotti, il suo quarto, nel 1978). Superata ampiamente, dunque, la soglia della maggioranza assoluta di 161, nonostante le defezioni annunciate.
L’unico gruppo che contrario quello di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia. Ma a mancare sono stati anche alcuni voti di Sinistra italiana, componente di Leu, e soprattutto dei 5 Stelle. Qui la faglia che si è aperta è ampia, come ci si aspettava. Il malcontento resta molto diffuso e alla fine a votare contro sono stati ben 15 Cinque Stelle: tra loro Barbara Lezzi, Nicola Morra, Fabrizio Ortis e Matteo Mantero. A questi 15 bisogna aggiungere anche 8 assenti. Tutti passibili di espulsione. Diventa possibile, a questo punto, un gruppo di ex M5S, che potrebbe riempire le fila di un nuovo partito.
Piovono endorsement al nuovo premier. Silvio Berlusconi si riconosce in pieno nel discorso “dettagliato e di alto profilo” di Mario Draghi. Perché “guarda al futuro, delinea un’Italia capace di rialzarsi e di ripartire”. Appoggio completo anche dal Pd di Nicola Zingaretti, che twitta: “Bene il presidente Draghi. Dalle sue parole una conferma: l’Italia è in buone mani”. Anche Salvini, all’uscita dal Senato, incalzato dai giornalisti che gli chiedevano cosa pensasse delle parole di Draghi sull’euro e l’Europa (“Sostenere questo governo significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro”. E poi: “Gli Stati nazionali rimangono il riferimento dei nostri cittadini, ma nelle aree definite dalla loro debolezza cedono sovranità nazionale per acquistare sovranità condivisa”) fa muro di gomma e incalza: “Draghi ha sempre ragione. Vi voglio bene”. E lascia la questione sul futuro dell’euro agli studiosi: “Non è tema di attualità”. Per il leghista gli italiani non si chiedono “se l’euro ci sarà per la storia dell’uomo: pensano alla salute, lascio agli accademici le dissertazioni sull’euro”.
Il discorso di replica di Mario Draghi si chiude come quello di ieri mattina, con un appello che è anche un monito: “L’unità non è un’opzione ma un dovere”, dice un attimo prima di ricevere l’applauso finale. “La governance del Programma di ripresa e resilienza – ha detto – è incardinata nel ministero dell’Economia con la strettissima collaborazione dei ministeri competenti che definiscono le politiche e i progetti di settore. Il Parlamento – ha aggiunto – verrà costantemente informato sia sull’impianto complessivo, sia sulle politiche di settore”.
Draghi però non vuole endorsement immotivati e, dopo aver parlato a lungo, dice una cosa dirompente: “Giudicatemi per quello che faccio e non per quello che sono, o sono stato”. Un modo delicato da un lato per evitare che si faccia di lui un Santo (sa bene che la situazione e difficile e lui non può fare miracoli) e dall’altro per riportare questo governo sui binari giusti di una democrazia parlamentare che metta in primo piano il confronto non solo politico, ma culturale. Il giudizio, insomma, Draghi desidera venga fatto sul governo e sul suo operato, nel suo complesso, e non sulla sua persona. D’altronde non è un governo Draghi tout court, ma un insieme di ministri – politici e tecnici – che dovranno fare la loro parte. Soprattutto, provare a non litigare. Responsabilità e Unità sono le parole d’ordine del nuovo esecutivo. Se ci riusciranno è un mistero bello e buono.
“Gli interventi di oggi hanno dimostrato una consapevolezza del disastro sanitario, economico, sociale, educativo, culturale. È su questa consapevolezza che questo governo costruirà nei fatti la sua credibilità”, dice, prima di chiudere con un passaggio ancora più significativo: “Vi ringrazio della stima che mi avete dimostrato ma anche essa dovrà essere giustificata e validata nei fatti dall’azione del governo da me presieduto. Grazie”.
Di fatto una contro-narrazione, rispetto al governo precedente in cui il rapporto tra la narrazione e la realtà era sbilanciato vero la prima. Draghi vorrebbe capovolgere la situazione e recuperare la credibilità di uno Stato che reputa centrale nel mondo.
Un altro tema caldo è quello del fisco. Draghi riconosce la necessità di garantire sostegni anche ai lavoratori autonomi così come alle imprese del turismo che rischiano di fallire. Un toccasana per la Lega che chiede questo tipo di sostegni da molto tempo. I conti liquidi delle imprese, infatti, sono cresciuti di 96 miliardi di euro – un’esplosione senza precedenti – mentre si sono persi 440 mila posti e si sono accumulati oltre mezzo milione di licenziamenti congelati. Una situazione che rischia di scoppiare presto. Draghi dovrà affrontare anche il blocco dei licenziamenti, ma dovrà farlo con cognizione di causa e senza causare problemi strutturali all’economia. Prossime tappe saranno varare il decreto che genera deficit per altri 32 miliardi in corso d’anno per pagare ristori alle imprese rimaste chiuse nella pandemia e allungare la cassa integrazione da Covid.
Per Antonio Tajani, neo-coordinatore di Forza Italia, quello di Draghi è “un discorso di alto profilo, decisamente”, dice intervistato dal Giornale. Discorso che ha soddisfatto Forza Italia. ”Certamente. Nel corso del suo discorso – precisa Tajani – il premier ha affrontato tutti i temi che da tempo consideriamo fondamentali per superare questa crisi e per sconfiggere la pandemia”. Poi spiega che cosa Forza Italia ha trovato di più rassicurante nel discorso del premier: ”Al netto dell’urgenza di uscire da questa situazione con un efficace piano vaccinale, proprio come da tempo chiediamo, è senza dubbio – osserva – la politica estera che ha tratteggiato a rassicurarci di più”. Secondo il coordinatore di Forza Italia, il cambio di passo del governo Draghi rispetto al governo Conte sta, ”di sicuro nella politica estera. I forti riferimenti agli Stati Uniti e all’Unione Europa ci rassicurano – sottolinea – perché sono da sempre i nostri punti cardinali. Ultimamente il governo di Conte aveva mostrato un’eccessiva propensione per la partnership cinese. Siamo stati il primo Paese a firmare il patto denominato Via della Seta. Da tempo noi di Forza Italia lamentiamo il fatto che c’è il fondato rischio di un cedimento commerciale a un partner che pratica concorrenza sleale nei confronti delle nostre imprese”. A proposito del piano economico per le imprese, tratteggiato dal premier nel suo discorso dichiara: ”Il suo no a una politica assistenzialista ci conforta. Serve bensì un deciso sostegno alle imprese. Che insieme con il piano vaccinale rappresenta la nostra priorità”.










