Recovery Fund, vaccini, alcune riforme prioritarie per la Nazione. E una richiesta univoca: Unità. Saranno questi i capisaldi del discorso che domani Mario Draghi terrà al Senato per chiedere la fiducia. E pare che sarà più sintetico del solito. Addirittura potrebbe sfiorare i 20-30 minuti e sarebbe un piccolo record, per brevità. Non un caso. L’ex presidente della BCE vuole lanciare un messaggio chiaro: ci sono obiettivi specifici per questo nuovo esecutivo, niente troppi giri di parole e niente vaste spiegazioni, bisogna agire e subito.

Soprattutto il governo dovrà essere valutato sui risultati conseguiti e non sulle promesse fatte. Draghi rivolgerà dunque un appello all’unità alle forze politiche che compongono il suo governo, sulla falsariga di quanto già sostenuto più volte dal capo dello Stato, Sergio Mattarella.

Nel suo programma di Governo l’accelerazione della campagna vaccinale – partita troppo lentamente e in modo disomogeneo – sarà centrale. Il modello è quello britannico e quindi dovranno essere potenziati i centri vaccinali sia per numero che per portata, l’obiettivo di arrivare ad almeno 300 mila dosi al giorno. Un altro dossier è quello sul nuovo decreto ristori che gode dello scostamento di bilancio da 32 miliardi di euro approvati dall’ex esecutivo e che sarà presentato entro la fine del mese. Denaro che servirà a ristorare tutte le imprese chiuse a causa del covid. Soldi che, in ogni caso, quasi sicuramente non basteranno ancora una volta. Sono troppi quelli persi dalle imprese a causa dei vari lockdown.

Ed è per questo che una nuova chiusura generalizzata sarebbe distruttiva per tutti. Ieri ancora una volta si sono rincorse voci contrastanti di politici e virologi, tra chi diceva che è meglio seguire il consiglio di Walter Ricciardi, consigliere del ministro Speranza, di fare un nuovo lockdown totale, e chi invece pensa sia meglio fare chiusure chirurgiche ed evitare un ulteriore shock economico. Ed è tensione nel governo, già prima di iniziare. La prima lite si consuma proprio attorno alle chiusure e alla scelta del ministro della Salute, Roberto Speranza, di chiudere le piste da sci a pochissime ore dalla loro riapertura. La Lega è infuriata: “Come si può chiudere tutto se fino a poche ore prima gli imprenditori avevano fatto ancora una volta nuovi investimenti per le riaperture? Così si manda al collasso l’economia!”. Questo il letmotiv delle dichiarazioni di Salvini e company. Richieste poco ascoltate, per ora, che fanno sobbalzare gli umori, a poche ore dalla fiducia.

Nel frattempo Silvio Berlusconi lancia un segnale ai suoi e nomina Antonio Tajani coordinatore nazionale di Forza Italia. Un segnale di fiducia verso chi presta nei suoi confronti rispetto e lealtà. L’esclusione di Tajani dal nuovo esecutivo è stato motivo di disagio per Berlusconi, che così si è voluto “sdebitare”.

È caos invece nel M5S che di disagio ne prova molto, dopo la loro débâcle per il ridimensionamento all’interno della squadra di governo. 40 parlamentari minacciano di non votare la fiducia. Ma in un’intervista al Corriere della Sera, l’ex ministro dei rapporti col Parlamento, Riccardo Fraccaro, afferma: “Ho rifiutato la prospettiva di incarichi di governo perché voglio tornare a fare politica senza vincoli dovuti a ruoli istituzionali. Ho avuto l’onore di servire il Paese ricoprendo delicate cariche di governo e contribuendo a riforme importanti come il superbonus al 100%, il taglio dei parlamentari e dei vitalizi, o ancora il piano da 2,5 miliardi di investimenti per i Comuni. Con questo governo il Movimento in Parlamento avrà un ruolo centrale nel dare un indirizzo politico. In quest’ottica preferisco fornire il mio contributo dai banchi della Camera”. E sul governo, aggiunge il deputato M5S, “la nostra fiducia non sarà a prescindere, l’esecutivo dovrà conquistarla giorno per giorno, sin dal primo discorso che il presidente Draghi terrà in Parlamento, e su ogni provvedimento. Comprendo gli umori che stanno emergendo in queste ore, ma durante la fase che stiamo attraversando è doveroso restare più uniti che mai per poter dettare l’agenda di governo. Il Movimento deve continuare ad esercitare un ruolo centrale in questa legislatura“. E conclude: “A questo governo chiediamo di portare avanti il tema della sostenibilità, l’equità sociale, la difesa della legalità e dei beni comuni. Considero poi intoccabili tutte le riforme del M5S, che rappresentano conquiste di civiltà. Se si vuole parlare di miglioramenti, questi devono essere reali, non tagli mascherati”. Se cade la prescrizione uscirete dal governo come ha detto Crimi? “Certo. Il Paese non può subire marce indietro rispetto alle conquiste fatte in questi anni, siamo al governo per compiere passi in avanti”.

Dalla Lega si muove Gian Marco Centinaio, responsabile del turismo del Carroccio: “Il ministero del Turismo – afferma in un’intervista a Il Foglio potrebbe diventare un boomerang, per noi”, “sarà una trappola, Sarà dura. E se falliamo, il settore passerà dall’entusiasmo alla frustrazione” sottolinea il senatore. E riferendosi al provvedimento di Speranza sullo stop degli impianti sciistici aggiunge: “Come capo dipartimento del Turismo della Lega voglio chiedere al premier di intervenire sul suo ministro”, “bloccare gli impianti sciistici a meno di 24 ore dalla riapertura è da irresponsabili. Speranza non ha ancora capito che non siamo più nel governo Conte”. E prosegue riferendosi al dicastero ora guidato da Massimo Garavaglia: “Devono intanto spiegarci alcune cose, a proposito di questo ministero. Innanzitutto il Titolo V della Costituzione dice che il turismo è materia esclusiva delle regioni. A cosa serve, dunque, un ministero con portafoglio visto che i soldi devono essere spesi dalle regioni? Dopodiché, faccio notare che nel 1993 gli italiani hanno votato a favore di un referendum che aboliva il ministero del Turismo. Io queste cose sono anni che le dico ma tutti continuano a non ascoltarmi”.

Lamentele invece dal Pd per la mancanza di donne nel nuovo esecutivo. “Penso sia un fatto grave – afferma l’ex ministra della Difesa Roberta Pinotti a La Stampa-. Però il problema non nasce oggi. Sono troppo poche le donne nei ruoli di vertice del partito e nei gruppi parlamentari; anche a livello territoriale le donne in ruoli apicali scarseggiano. Le leadership si costruiscono con esperienze e responsabilità e facendo battaglie politiche”.

Incalza la senatrice del PD Valeria Fedeli, al Corriere della Sera: “Noi vogliamo un equilibrio di rappresentanza nel governo, cioè viceministri e sottosegretari. Insomma, ripristiniamo la normalità e affrontiamo la gravità di quello che è avvenuto”. Il posto di Andrea Orlando a una donna? “Anche qui si è già dentro l’ottica di una cultura risarcitoria. La vicesegretaria c’era già e poi è andata al governo. Il Pd deve riprendere in mano la sua cultura fondativa e quindi ci deve anche essere un equilibrio di genere nei suoi posti di potere”, spiega. Un appello accorato, prima delle nomine di sottosegretari e viceministri. È la politica, bellezza.