Il nuovo governo Draghi sta per formarsi, ancora qualche giorno e finalmente l’Italia dovrà tornare ad avere un esecutivo che riesca, si spera, a risolvere i problemi e a spendere bene i soldi del Recovery Fund. Nel frattempo continua il totonomi sulla prossima squadra di governo. E mentre sembra che i profili li stia scegliendo Mario Draghi in concerto solo con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si ripete da più fronti che questa volta le quote rosa saranno almeno, o comunque all’incirca, del 50%. Se così fosse sarebbe un risultato storico.
Tra questi nomi si fa spesso richiamo, già da qualche giorno, di Marta Cartabia come nuovo Ministro della Giustizia al posto del dimissionario Alfonso Bonafede. Nei primi giorni di crisi di governo il suo nome si era fatto come futura Prima Presidente donna del Consiglio. Ipotesi poi sfumata con la chiamata di Draghi da parte di Mattarella.
Marta Cartabia non sarebbe stata nuova a record, visto che, nel 2019, è diventata la prima presidente donna della Corte Costituzionale.
Ma chi è Marta Cartabia. Conosciamola meglio
Marta è nata a San Giorgio su Legnano nel 1963 e si è laureata con lode nel 1987 alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Milano-Bicocca con una tesi dal titolo “Esiste un diritto costituzionale europeo?” e come relatore Valerio Onida, futuro presidente della Corte Costituzionale. Nel 1993 un dottorato di ricerca, poi la specializzazione in giustizia costituzionale comparata all’Università di Aix-Marseille. Dal 1993 al 1999 è ricercatrice di diritto costituzionale e nel 2000 diventa professoressa ordinaria a Verona e poi a Milano. Nel 2011 comincia a segnare diversi record al femminile in un Paese come l’Italia che ha consentito alle donne di entrare il magistratura solo nel 1963: diventa la terza donna ad essere nominata giudice costituzionale, la prima a diventare presidente della Consulta e infine, nel 2019 la prima giudice a diventare presidente della Corte Costituzionale, come detto.
“Ho rotto un vetro di cristallo – ha detto Cartabia in occasione della nomina -. Spero di fare da apripista. Spero di poter dire in futuro, come ha fatto la neopremier finlandese, che anche da noi età e sesso non contano. Perché in Italia ancora un po’ contano, spero presto di poter dire che non contano più”. Parole che hanno alzato un polverone e hanno rimesso in moto la giustizia sociale in termini di quote rosa, anche in Italia.
Marta Cartabia ha avuto diversi incarichi istituzionali: dal 2003 al 2006 è stata componente aggiunto del Network of Independent Experts on Fundamental Rights della Commissione europea; dal 2008 al 2010 esperta italiana di FRALEX – “Fundamental Rights Agency Legal Experts”, Agenzia europea dei diritti fondamentali dell’Unione europea a Vienna; dal dicembre 2017 membro sostituto della Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto.
È cattolica e considerata vicina al movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione sin dall’epoca degli studi universitari. Il suo contributo nell’ambito della libertà religiosa, che emerge anche dalle sue pubblicazioni accademiche, si caratterizza per la difesa della laicità positiva dello Stato e per un approccio ai conflitti ispirato alla metodologia della reasonable accommodation di origine nordamericana.










