Sceglie la strada del “green” Draghi per il suo nuovo esecutivo. Ormai l’ora X si avvicina e il giuramento dovrebbe arrivare nel weekend. Ieri Mario Draghi ha incontrato le delegazioni di industriali e associazioni. Ma sembra che gli incontri, soprattutto quello con il WWF, siano stati studiati attentamente. “Il mio governo sarà europeista, atlantista e ambientalista”, ha detto ad un certo punto Draghi. La parolina magica, “ambientalista” è quella studiata più attentamente. Non perché Draghi non sia convinto della svolta green, anzi. Va dritto al punto Super Mario: “Ve lo dico: nel mio governo ci sarà un apposito ministero per la transizione ecologica”.

Un fatto che allieta tutti e fa sobbalzare fuori dalla stanza, Grillo e i suoi, perché è da tempo che i 5 stelle desideravano un ministero così. E soprattutto perché ora il M5S può utilizzarlo come ticket nel dibattito sulla piattaforma Rousseau. Un modo per farsi dire di sì dagli iscritti, insomma. Soddisfatta la nutrita delegazione ambientalista di Legambiente, Wwf e Greenpeace. “Ci sarà un ministero della Transizione ecologica che metterà al centro i temi dell’ambiente”, ha annunciato uscendo la presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi.

Ieri è stato anche il momento degli industriali. “C’è davvero molto da fare. E bisogna farlo presto e bene”. Poche parole quelle del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ma che rendono chiaro l’atteggiamento nei confronti del governo che dovrebbe nascere. “Abbiamo espresso il nostro più convinto sostegno all’azione che dovrà intraprendere, nella vera speranza che il consenso parlamentare riservato al suo programma sia ampio e solido, perché c’è davvero molto da fare, e bisogna farlo presto e bene”, dice Bonomi, che sottolinea “la necessità di una grande alleanza pubblico-privato per moltiplicare e concentrare gli investimenti dove più servono alla ripresa del Paese”.

Insieme, Cgil, Cisl e Uil, rispettivamente Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Pierpaolo Bombardieri, chiedono a Draghi la proroga del blocco dei licenziamenti oltre la scadenza del 31 marzo e della cassa integrazione per l’emergenza Covid. I sindacati hanno anche chiesto di essere coinvolti sui singoli progetti del Recovery Plan e nella governance, oltreché sulle riforme che il nuovo Esecutivo intende avviare sul fronte del fisco, del lavoro e delle pensioni.

Sul fronte più duro del M5S, finalmente oggi  parte il referendum on line su Rousseau per il consenso, o meno, a “un governo tecnico-politico” che difenda “i risultati raggiunti dal Movimento”, spiega il testo del quesito. Un testo scritto chiaramente per farsi dire di sì, appunto. L’esito è previsto in serata, ma sembra scontato l’appoggio al nuovo esecutivo. Anche da Conte arriva luce verde: se fossi iscritto al M5S voterei sì, fa sapere. E’ una mossa da circa 70 miliardi quella del sì pentasteIlato a un governo guidato da Mario Draghi. Tanto vale la quota del 37% delle risorse del Recovery Fund che gli Stati dovranno destinare alla svolta verde. Nel Piano Nazionale per la Ripresa, ora in Parlamento, si parla di 5,9 miliardi per l’economia circolare, 17,5 miliardi per la transizione energetica e la mobilità sostenibile, 29,2 miliardi all’efficienza energetica, 14,8 alla tutela del territorio. Cifre cui vanno aggiunti i 2,3 miliardi di React-Eu. Una volta istituito, le risorse dovrebbero passare anche per il super-ministero della Transizione Ecologica chiesto a gran voce da Beppe Grillo. Numeri che fanno comprendere come anche il M5S non voglia perdere la partita ed entrare nel team che deciderà come spendere questi soldi.

Il ministero della Transizione Ecologica dovrà incorporare al suo interno attività ora in capo ad Ambiente, Sviluppo Economico e forse Trasporti. Una cosa seria, ma complicata. Per la guida si ipotizza un esponente di primo piano come Stefano Patuanelli, ex titolare del Mise. Ma non è escluso che possa essere affidato ad un tecnico o ad una figura di spicco.

Ieri “lungo e cordiale colloquio” a Villa Berlusconi tra il leader di Forza Italia e quello della Lega. Salvini e Berlusconi, superati attriti e rivalità, ora sono più uniti che mai e ribadiscono “la ferma volontà di dare un contributo, con senso di responsabilità e senza porre alcun veto, per risollevare il Paese da una gravissima crisi sanitaria, economica e sociale”. I due leader discutono della situazione politica, si confrontano sulle proposte fatte al premier incaricato e concordano l’appoggio comune a Draghi e reciproco tra loro.

Il totoministri intanto non si ferma, soprattutto per le caselle più importanti: Interni, Difesa, Esteri e Giustizia. Probabile che si vada verso la riconferma di Luciana Lamorgese, Luigi Di Maio e Lorenzo Guerini nei rispettivi dicasteri, mentre a via Arenula dovrebbe arrivare Marta Cartabia. A questi quattro ministeri va poi aggiunta l’Economia, dove si pensa a Daniele Franco. Per il resto, spazio al massimo a un esponente dei partiti. In pole sembrano essere Dario Franceschini, Roberto Speranza, Teresa Bellanova e Antonio Tajani.

L’unica a non cedere è Giorgia Meloni. In un’intervista al Fatto Quotidiano afferma: “Il tentativo di convincerci c’è stato, nel centrodestra e non solo. Berlusconi ancora due giorni fa si diceva convinto di ‘farmi ragionare’, prima di lui Giovanni Toti, ma anche molti altri, sicuri che avremmo cambiato idea, ma chi ci conosce sa che su queste cose abbiamo una parola sola”. Meloni ribadisce le ragioni del no di Fratelli d’Italia al governo Draghi per una questione “di rispetto del mandato degli elettori”. “Non sarà questa fase a dividerci, confido che resteremo compatti alle Amministrative e che, se gli italiani vorranno, governeremo insieme il Paese”. È ipotizzabile che Fdl si astenga sul governo Draghi? “Questo lo valuteremo alla fine, sulla base del perimetro del governo e del programma, di cui finora si è capito solo qualche titolo. Di certo, non voteremo la fiducia. E, voto contrario o astensione, dall’opposizione, non avremo preconcetti e se ci saranno provvedimenti che riteniamo giusti li voteremo, come fatto in passato coi decreti sicurezza o col taglio del numero dei parlamentari”.

Il leader di Iv, Matteo Renzi, intanto cerca di levarsi di dosso l’immagine del cattivo e, in un’intervista al Financial Times, si intesta il “miracolo” dell’arrivo di Mario Draghi a “salvare” l’Italia: “L’unico modo nel mezzo della pandemia era chiamare il miglior giocatore, perché’ Mario è il miglior giocatore”. “L’Italia – afferma – è tornata, proprio come Joe Biden per gli Usa. Se guardate ai mercati finanziari, ai leader internazionali, la fiducia dei nostri cittadini, è un miracolo”. Consapevole della scarsa popolarità di cui gode, Renzi ha ribadito di non aver aperto la crisi per conquistare più ministri o per interessi personali: “Un mese fa avevo la golden share nel governo, con Draghino. Ho perso potere in questa operazione”. “La possibilità di essere governati da Draghi era una speranza incredibile. Così ho deciso di rischiare tutto, perché’ il fine giustifica il rischio”, ha aggiunto.

In un’intervista al Mattino, Vincenzo Visco, che era ministro delle Finanze quando Mario Draghi era direttore generale al Tesoro, sostiene che Draghi “non è un conservatore” ma anche che “non si può facilmente classificare da un punto di vista politico. Ha sempre sottolineato questa sua natura di tecnico, evitando in modo categorico di collocarsi in questo o quello schieramento”. E sostiene che “Draghi ha sempre avuto sensibilità sociale. Ma è evidente che sul nodo della tassazione fiscale, Ia Lega e in parte Forza Italia hanno posizioni del tutto incompatibili con quelle della sinistra e della stessa Ue. Nelle prescrizioni annuali in materia fiscale, Bruxelles ha sempre chiesto all’Italia di ridurre l’evasione, di riequilibrare il prelievo troppo pesante sul lavoro, di ripensare alla tassazione della prima casa e di riformare il catasto. Tutto l’opposto, cioè, di quello che praticavano i governi di destra ma anche di ciò che, a proposito del catasto, fece Renzi accantonando la riforma. lo penso che sarà inevitabile uscire dalla pandemia con un aumento delle spese correnti per sanità, istruzione, trasporti ma avendo già un sistema di tassazione piuttosto pesante non c’è altra via che recuperare gettito dall’evasione“.

Si disegna – e ridisegna – in continuazione la road map di Draghi, che potrebbe salire al Quirinale domani sera, presentando la lista dei ministri e sabato mattina giurare davanti al Capo dello Stato. Primo consiglio dei ministri, dopo il passaggio di consegne con Giuseppe Conte, lunedì, quando scade anche il Dpcm che vieta gli spostamenti tra le regioni. L’alternativa: Draghi scioglie la riserva sabato, giuramento lunedì. In entrambi i casi potrebbe presentarsi alle Camere per la fiducia nel cuore della settimana, nelle giornate di mercoledì e giovedì, dopo aver scritto il programma del suo governo.