132 miliardi di euro in meno rispetto al 2019. A tanto ammonta il calo dei ricavi dell’industria manifatturiera italiana nel 2020. Si tratta di un calo del 10,2%. Dati negativi, evidenziati dall’analisi dei Settori industriali di Intesa Sanpaolo e Prometeia, che corrispondono chiaramente al blocco di tutto il settore e l’economia dovuto al lockdown e alle misure di contenimento.
La frenata per l’intera manifattura vale così 360 milioni di euro al giorno, cifra per fortuna distante dalle prime stime del periodo di lockdown, quando ad esempio la sola meccanica ipotizzava per ogni giornata lavorativa persa 1,7 miliardi di gap nel fatturato, un miliardo al giorno tenendo conto dell’intero calendario annuale.
Il calo delle vendite, per quanto pesante, è comunque inferiore rispetto al crollo di 19 punti sperimentato dalla manifattura nel 2019, peggior anno dal dopoguerra. Un risultato 2020 che riflette il progressivo recupero dal punto di minimo primaverile: tra agosto e novembre, infatti, il fatturato si è mantenuto in linea con il livello pre-covid, cedendo appena lo 0,4%. Esito legato anche alla ripresa dell’export, che così come per i ricavi, si è comportato meglio rispetto al 2009, arrivando a cedere una decina di punti, la metà rispetto a quanto accaduto u anni prima.
Se la media dei ricavi 2020 non è penalizzata in modo eccessivo lo si deve in particolare a due comparti, alimentari/bevande e farmaceutica, in grado in entrambi i casi di chiudere l’anno con ricavi appena al di sotto dei livelli 2019, in frenata rispettivamente dello 0,6 e dello 0,9% (l’analisi è un’elaborazione sui dati Istat del periodo gennaio-novembre in termini di ricavi). Il comparto food ha più che compensato con la domanda retail legata ai consumi domestici la caduta verticale del settore Ho-ReCa, mentre nella farmaceutica è rilevante il traino dell’export, in grado di bilanciare la parziale caduta dei consumi interni per effetto del rinvio delle cure non urgenti e di tutti gli interventi chirurgici procrastinabili.
All’estremo opposto si pone invece il sistema moda, con vendite in calo del 21,6% tra gennaio e novembre, dati che per la verità potrebbero persino peggiorare nel consuntivo finale per effetto del parziale lockdown di offerta del mese di dicembre, quando molte regioni hanno dovuto subire i blocchi alle vendite nei centri commerciali imposti dal vincoli previsti per la zona rossa e quella arancione.
Risultati migliori della media vi sono anche per elettrodomestici e mobili, settori in parte sostenuti dal dilagare dello smart working e dei vincoli alla mobilità, fattori che hanno spinto in generale all’aumento dei consumi nell’area domestica.
L’indice resta in territorio negativo a fine 2020, su livelli ancora decisamente inferiori al periodo pre-Covid, condizionato dall’incertezza sull’evoluzione della pandemia e sui contraccolpi che il protrarsi della crisi e delle restrizioni potranno avere sulla ripresa dell’economia. Effetti collaterali della crisi saranno infatti ancora visibili sul profilo di domanda rivolto ai settori manifatturieri, soprattutto nella prima parte dell’anno, quando resteranno in vigore misure stringenti di contrasto alla diffusione del virus.
Per la seconda metà del 2021, invece, si prevede una fase di recupero più intensa, grazie al dispiegarsi degli effetti della campagna vaccinale, che comporterà un allentamento delle restrizioni a livello mondiale, con effetti visibili anche sul commercio internazionale. Un booster aggiuntivo potrebbe arrivare dal Recovery Plan, con la velocità di marcia futura del manifatturiero legata anche alle scelte del nuovo Governo. “I fondi che l’Italia potrà ottenere – si legge nelle conclusioni del rapporto – sono ingenti e non hanno precedenti storici. Il loro utilizzo potrà fornire una spinta determinante nell’accelerare il percorso di recupero e nel rafforzare la competitività del manifatturiero italiano, portando a compimento la sfida, già avviata negli ultimi anni, della trasformazione in chiave digitale ed ecologica del nostro sistema industriale”.










