Ieri il Comitato tecnico scientifico ha aperto un primo spiraglio di luce in fondo al tunnel, quando ha confermato che i ristoranti, molto più dei bar, ad esempio, possono garantire la sicurezza dei posti a sedere. “Tenendo alta l’attenzione, evitando il consumo al banco, obbligando a indossare le mascherine nei luoghi di passaggio e garantendo il distanziamento di almeno un metro tra tavoli, dove possono sedere al massimo quattro persone non conviventi”, scrivono gli scienziati nel loro parere tecnico.

Sembrava vicina la riapertura dei ristoranti di sera in zona gialla e a pranzo in zona arancione. Peccato che subito dopo il Cts abbia rinviato l’apertura, nonostante il pressing delle regioni. Si aspetta il nuovo governo per capire cosa fare e chi si prenderà la responsabilità.

La Federazione italiana dei pubblici esercizi (Pipe), nel frattempo afferma che solo l’anno scorso la pandemia ha bruciato quasi 38 milioni nel comparto del bere e del mangiare. I primi due mesi del 2021 hanno caricato la cifra. Così hanno chiesto al Cts, sulla scia delle domande già avanzate dal Mise, di valutare l’apertura dei ristoranti.

Un’importante apertura di credito arriva dal viceministro della Salute Pierpaolo Sileri: “Lo sostengo da molti mesi, credo che i ristoranti possano essere riaperti, in zona gialla, in sicurezza e con controlli rigidi fino alle 22”, spiega. Al nuovo governo, l’ardua sentenza. Anche perché l’emergenza non è finita e bisogna attendere i vaccini.

“E’ fondamentale rimanere a casa il più possibile”, rilancia però l’Istituto superiore di sanità. Per l’ISS la situazione epidemiologica è in peggioramento, anche a causa delle varianti del Covid ormai diffuse in diverse regioni, con il rischio concreto di un rapido aumento della diffusione del virus. Un quadro non confortante in cui si inserisce però il pressing dei governatori – Attilio Fontana e Giovanni Toti in testa -, delle categorie e di membri all’ex governo giallorosa, come il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri, per riaprire i ristoranti anche la sera.

Richiesta che il Cts ha già respinto nella riunione del 26 gennaio, rispondendo al ministero dello Sviluppo economico che chiedeva di “favorire la ripresa” di bar e ristoranti. “Non c’è alcun via libera alla riapertura della ristorazione” dicono gli esperti sottolineando che nel parere “ci sono, anzi, alcune considerazioni sul rafforzamento delle misure restrittive”. Dunque, conclude il Cts, le “valutazioni” spettano al “decisore politico” anche se “una rimodulazione dei pacchetti di misure potrebbe modificare l’efficacia nella mitigazione del rischio”.

Per il leader della Lega, Matteo Salvini, “questa chiusura a oltranza porta ad un diasagio. Bisogna riaprire bar, ristoranti e piscine”.

Intanto a Cagliari un ristorante su 5 ha chiuso. E un altro 20% potrebbe chiudere entro il 2021. A lanciare l’allarme è Danilo Argiolas, consigliere Fipe Confcommercio Sud Sardegna: “C’è una confusione incredibile, la zona gialla ripartirà da lunedì, ma potremo tenere aperto solo fino alle 18. Di fatto è cambiato poco. Ci prepareremo per garantire il servizio con grande entusiasmo, ma parliamo di un comparto che è in forte difficoltà. La situazione è drammatica, ma non da oggi, da ieri, siamo sul filo del rasoio. Ora”, prosegue, “aspettiamo il nuovo governo perché ora non abbiamo interlocutori e sul territorio i nostri strumenti sono deboli. Noi stiamo pagando più da altri, ma presto con le chiusure smetteremo di pagare affitti, stipendi e tasse e questo si ripercuoterà su tutto il sistema. Fermarci con un mese di lockdown potrebbe essere necessario perché i sacrifici non stanno portando a nulla. Le chiusure?”, conclude, “gli esperti di economia dicono che il 20% delle pizzerie e dei ristoranti ha già chiuso, si pensa che un altro 20 % potrebbe chiudere entro il 2021”.