L’arrivo di un nuovo premier corrisponderà al ridimensionamento (di nuovo!) del Recovery plan, lasciato ammuffire in cantina in questi giorni di crisi (che crisi!) politica, economia, sociale. Stiamo parlando del documento che potrà davvero salvarci dal baratro. A patto che sia scritto bene e da mani professioniste.

Se da un lato cresce l’ottimismo e la fiducia dei mercati con l’ipotesi di un governo guidato da Mario Draghi, possibilmente sorretto da una maggioranza solida; dall’altra c’è la consapevolezza che Roma non ha più tempo da perdere. Bisogna correre e incassare subito, possibilmente già in estate, il primo denaro del Recovery Fund.

Da settimane Bruxelles chiede di più all’Italia, tra i paesi storicamente con le peggiori performance per l’assorbimento dei tradizionali fondi europei. Bisogna “lavorare senza sosta” al Recovery Plan italiano, trapela dall’UE. Un appello accorato che però non viene recepito evidentemente dall’Italia, alle prese con una delle crisi politiche più delicate dal dopoguerra.

Tanti soldi e poco denaro a disposizione. Come afferma Ursula von der Leyen a La Stampa. Il commento della Presidente della Commissione europea è stizzito nei confronti di quanto fatto dall’Italia fino ad ora: sul Recovery Plan “da settimane, per non dire mesi, lavoriamo con le autorità italiane e con le parti interessate per sviluppare i dettagli della bozza. E il lavoro è ancora in corso. Dobbiamo andare in profondità nei dettagli, definendo obiettivi e tabella di marcia. Per questo siamo pronti e impegnati con l’amministrazione italiana per lavorare senza sosta e andare avanti perché’ il tempo è prezioso. Serve un mix di riforme e investimenti legati al Semestre europeo che rispetti il Green Deal, al quale va destinato il 37% delle risorse. Il 20% deve andare alla digitalizzazione e poi c’è la parte relativa alla resilienza che rappresenta un pilastro importante. Si tratta di obiettivi comuni, condivisi da tutti gli Stati con il Parlamento: contiamo che ci sia continuità nell’attenersi a questi principi”, conclude.

Mario Draghi lo sa bene che la salvezza non solo dell’Italia ma dell’Europa passa attraverso il Recovery Plan. “Per la prima volta ci sono degli europei disposti a pagare le tasse per altri europei”, sottolinea Super Mario, che allo stesso tempo avverte la pericolosità della sfida: “Se non saremo in grado di usare bene con saggezza e intelligenza le risorse messe a disposizione da Next generation Eu, la reazione sarà durissima e l’Europa farà un significativo passo indietro”.

Il Recovery plan è incompleto, mancano pezzi. È come quando hai 4 anni e devi completare un  puzzle adatto ai maggiori di 15. Difficilissimo, di quelli impossibili da terminare. E allora che fai? Ti fai aiutare da un “grande”. Secondo i mercati questo “grande” potrebbe essere proprio Draghi: ieri gli investitori hanno accompagnato la successione di notizie sulle consultazioni per la formazione del nuovo esecutivo dando ancora fiducia agli asset targati Italia, nonostante la soluzione della crisi politica appaia tuttora incerta. Lo hanno fatto sia acquistando i BTp, i cui rendimenti decennali sono scesi allo 0,55% comprimendo lo scarto sul Bund sotto i 100 punti base per la prima volta da oltre 5 anni, sia sostenendo Piazza Affari, che con il +1,65% di ieri non ha soltanto guidato l’Europa per il secondo giorno consecutivo, ma si è pure riportata sui massimi da un anno.

Dall’esito delle Consultazioni dipenderà il format del Governo: istituzionale, politico o un mix dei due. Il Quirinale, a tal proposito, non ha imposto criteri al Presidente incaricato, lasciandogli ampio raggio d’azione. Ma sono in molti a chiedere almeno un mix tra politico e istituzionale. Forse la soluzione migliore per garantire continuità e, soprattutto, sopravvivenza del governo almeno fino a fine legislatura.