Anche in Italia, dopo un’accelerazione da parte della comunità scientifica, è giunto il tanto atteso via libera dell’Aifa agli anticorpi monoclonali, farmaci che possono bloccare il virus Sars-CoV-2 nella fase iniziale dell’infezione, prima che abbia effetti devastanti e colpisca organi vitali. Il via, con alcune condizioni e per una categoria limitata di pazienti, era stato ostacolato anzitutto da Nicola Magrini, direttore generale dell’AIFA, tanto che Guido Silvestri, virologo alla Emory University di Atlanta, lo aveva attaccato e si era chiesto “se la sua presenza a capo di Aifa” rappresentasse “ancora la cosa giusta per l’Italia e per i malati di Covid19”.
Diversi personaggi della comunità scientifica spingevano affinché l’Italia seguisse la scelta di Paesi come Usa e Canada che hanno “adottato” questi antivirali già a novembre 2020 in via emergenziale. Tra loro Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute, Roberto Speranza. E ieri l’agenzia Aifa ha rilasciato l’autorizzazione. Sì a due monoclonali.
Intanto continua la campagna vaccinale che, rimodulata nell’incontro Stato-Regioni prevede di somministrare 2 milioni di dosi a febbraio, 4 milioni a marzo e 8 milioni ad aprile, per un totale di 14 milioni di dosi in un trimestre. I vaccini Pfizer e Moderna saranno somministrati a over 80 e ai più fragili, quello AstraZeneca solo agli under 55 tra insegnanti, forze armate e di polizia, detenuti e personale delle carceri.
Il piano vaccini viene quindi rimodulato come previsto, ed è stato presentato alle regioni dai ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza, insieme al commissario all’emergenza, Domenico Arcuri. Speranza e Boccia hanno lanciato un appello alle Regioni affinchè “la crisi non sacrifichi unità e collaborazione acquisita e la campagna di vaccinazione”.










