L’uscita tranchant del deputato Emilio Carelli dal M5S ha fatto rumore. Tanto rumore. Perché il fondatore ed ex direttore di Sky TG24 è uno dei più importanti giornalisti italiani, perché era uno dei pochissimi competenti all’interno del Movimento 5Stelle che, nonostante ciò, aveva ricevuto tante promesse ma pochi incarichi. Anzi, nessuno. Come succede spesso quando vige il pressapochismo e l’inconcludenza, i migliori restano a secco. Questo, insieme a tanti altri problemi, hanno convinto Carelli a dire addio, “non senza sofferenza interiore”, come ha detto.
“Mi sono scontrato su certi dogmi. Mai al partito di Bibbiano, mai con la Lega, mai più con Renzi, mai Tap, mai Tav, salvo poi accorgerci tardi che la politica è più complessa. Serve più lungimiranza. Ho provato a dirlo, ma parlavo al muro“, dice Emilio Carelli alla Stampa. Carelli, intervistato anche da Corriere della Sera, Messaggero e QN, dice di avere sentito Di Maio: “Gli ho comunicato la mia decisione e mi ha chiesto di ripensarci, ma era una decisione definitiva. Continuo a considerarlo la persona più affidabile e preparata del Movimento”. Intorno a lui, invece, ci sono “troppi incompetenti“. Alla fiducia a un esecutivo guidato da Draghi, “naturalmente, per senso di responsabilità nei confronti del Paese, voteremo sì. E’ chiaro che attendiamo di vedere la squadra dei ministri e il programma di governo”.
L’addio è il preludio a un’iniziativa politica: “Voglio dar vita a un progetto politico di centro”, “questo però non vuol dire non condividere più i valori del Movimento. Io ci credo ancora, sono i miei valori. Il problema è che sono stati disattesi”. Il parlamentare descrive quindi il nuovo progetto politico moderato. Al QN spiega che il motivo che l’ha convinto a lasciare è stato “il triste spettacolo del tentativo di compravendita di singoli parlamentari delle opposizioni o dei gruppi minori, al solo fine di garantire la maggioranza”. Sul Corriere della sera conferma: “Vorrei aprire uno spazio nel centro moderato, una casa europeista”. Il nome? “Mi piacerebbe Centro popolare italiano, anche se Pierluigi Castagnetti ha detto che non posso usare la parola Popolari. Ci penserò su”.


















