Dovrebbe essere il giorno decisivo questo. Dovrebbe avvicinarsi l’ora X. Dovrebbe e potrebbe succedere di tutto, ma oggi più che mai il condizionale è d’obbligo. Perché nonostante gli esiti definiti “buoni” delle consultazioni del presidente della Camera Roberto Fico con i partiti, sembra che non si sia ancora arrivati ad una quadra vera e propria.

Il Conte ter sembra più probabile di ieri, ma proprio per questo Matteo Renzi avrebbe alzato la posta e chiesto più ministeri e più importanti. Difficile accontentare il senatore fiorentino che sa benissimo chi comanda in questo momento: lui è l’unico che può dare i numeri a Conte per governare. E allora ha alzato le richieste: il Mes e ministri di peso. Rilancio che avrebbe rianimato polemiche e distanze con M5S e Pd.

Il totoministri è partito ufficialmente. Altro che le dichiarazioni di Renzi e company che dicevano di non interessarsi alle poltrone ma solo ai progetti. I progetti viaggiano sulle gambe e si siedono su comode poltrone. Funziona così, dalla notte dei tempi. La partita è ancora tutta da giocare e da oggi si entra nel vivo. All’inizio del tavolo, ammesso e non concesso che parta davvero il Conte ter, il Movimento chiede la riconferma dei suoi ministri (ma è quasi impossibile), il Pd vorrebbe aumentare la sua compagine di almeno uno (Andrea Orlando) lasciando il più possibile invariati gli altri nomi, a cominciare da Roberto Gualtieri all’Economia. Italia viva chiede quattro ministeri. Punto di caduta potrebbe essere quello di assegnargli un ministero collegato al Recovery plan (Mise o Infrastrutture, a Maria Elena Boschi), Lavoro o Interno, Università e Agricoltura (Elena Bonetti). Pronti a entrare in campo Ettore Rosato e Teresa Bellanova. Non esclusi due vice premier, Luigi Di Maio e Orlando. I 5 Stelle rischiano di perdere alcune caselle importanti. È molto probabile il sacrificio di Alfonso Bonafede (Giustizia) e di Nunzia Catalfo (Lavoro, sostituita da Debora Serracchiani o Andrea Marcucci). A quel punto sarebbe impossibile per il Movimento perdere un altro ministero chiave come quello della Scuola. Nonostante le critiche, Lucia Azzolina potrebbe mantenere il posto. Nel frattempo il presidente del Consiglio, che teme di essere depotenziato, vorrebbe preservarsi qualche casella con uomini di fiducia. Repubblica riferisce che Conte avrebbe contattato sia Marta Cartabia per proporle il ministero dell’Università – e neutralizzare una insidiosa competitor alla premiership – sia Paola Severino per offrirle la poltrona di Guardasigilli.

Al Quirinale ci si aspetta che stasera Roberto Fico salga per riferire al presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’esito della sua esplorazione. II mandato esplorativo va chiuso entro oggi, senza ulteriori indugi. Lo impone la condizione in cui versa il Paese, alle prese con la seconda ondata della pandemia. Ma non è assolutamente chiaro a che punto siano le consultazioni e a che punto gli accordi. Probabile che Fico chieda altri giorni per terminare il giro di consultazioni e mettere tutti d’accordo. Probabile anche che Mattarella non si presterà a questa richiesta. Il capo dello Stato era stato chiarissimo in diretta tv: “È doveroso dar vita, presto, a un governo, con adeguato sostegno parlamentare, per non lasciare il nostro Paese esposto agli eventi in questo momento così decisivo per la sua sorte”. Ma la confusione regna sovrana.

L’idea di affidare il governo a figure istituzionali “rispunta spesso, è vero. Ma è molto raro che venga attuata”. Così il senatore a vita Mario Monti, riflette – in un’intervista al Corriere della sera – sulla crisi di governo, “a questa abdicazione la politica arriva quando si accorge, tardivamente, che il Paese è arrivato alla canna del gas”. “Se per governo istituzionale o tecnico si intende un governo guidato da un presidente del Consiglio che non appartenga a nessuno schieramento politico, come sarebbero Mario Draghi o Marta Cartabia tra i nomi che oggi ricorrono, e con vocazione ad essere sostenuti da tutte le forze parlamentari, se non sbaglio c’è un solo precedente nei 75 anni della Repubblica”, aggiunge, facendo riferimento a quello da lui guidato. “Auguro al presidente Fico di riuscire a guidare la formulazione di un programma sul quale tutti i partiti della maggioranza uscente si ritrovino. E, dimenticavo, che sia abbastanza preciso, non fonte di nuovi litigi tra un mese. Ma se Fico riuscirà in questa impresa, molti si chiederanno: perché non viene messo lui alla prova, di formare e guidare il nuovo governo?”.

Continua intanto nel M5S la fronda anti-renziana che mette in subbuglio tutto il movimento, che sembra sempre più frastagliato. In un’intervista al Corriere della Sera parla il senatore M5S Mattia Crucioli: “Non sono affatto ‘antirenziano’, sono semmai molto distante da alcune posizioni politiche di Italia viva e del capo politico di tale partito. Sono consapevole che per governare occorre scendere a compromessi (come del resto abbiamo imparato prima con la Lega e poi con il Pd), ma non è detto che alcuni compromessi vadano necessariamente accettati: se Iv pretenderà di alzare l’asticella al di sopra del limite dell’interesse pubblico, occorrerà dire no e rimettersi al presidente della Repubblica affinché ne tragga le conseguenze”. Su alcuni punti, spiega Crucioli, il Movimento non dovrebbe cedere. Il senatore è molto critico con i vertici del M5S che, sottolinea, hanno tenuto un atteggiamento “pessimo. Non è possibile strillare istericamente ‘mai più con Renzi’ e poi far finta di niente. Ne va della credibilità del M5S“.

Intanto Salvini fa appello al presidente Mattarella, “che è il garante dell’unità di questo Paese: non permetta che passino altri giorni, altre ore perse. Perché ogni giornata persa è un’azienda che chiude. Se hanno i numeri domani, vengano in Parlamento e lavoriamo, altrimenti a casa, basta ed entro Pasqua c’è un nuovo Parlamento”, spiega il leader della Lega a Quarta Repubblica su Rete 4. Per il Carroccio in ogni caso “la via maestra, naturale, dignitosa, è impegnare due mesi per il voto per non rompere le scatole agli italiani nei prossimi cinque anni”. E comunque, “se trovano i numeri, Conte e Renzi perdono la faccia evidentemente…”, commenta ancora. Poi l’attacco: “Volete sapere come finisce domani? (oggi, ndr). Scommettiamo un caffè alla macchinetta di Mediaset che vanno avanti altri giorni perché ancora non si sono messi d’accordo su chi entra e chi esce e su chi fa il ministro? Se così fosse, sarebbe una cosa vergognosa, perché c’è una situazione economica e una crisi che entra in milione di case… Se domani vanno al Quirinale e vengono loro concesse ancora due-tre-quattro-cinque giorni, veramente non avrei modo di commentare in maniera educata questa perdita di tempo”. “Tra Conte e Draghi io sceglierei gli italiani, preferisco gli italiani”, rimarca quindi Salvini, che sul presidente della Camera aggiunge: “Fico? Non puoi fare il giovane esploratore a raccattare i ministri nel bosco. E’ davvero imbarazzante. Io ho fatto il giovane esploratore nei boschi, ma avevo 12 anni”.

Gli italiani, sfiniti da un anno di virus, chiedono soltanto di potersi vaccinare, scuole in sicurezza e crescita economica. L’Europa reclama entro aprile il Recovery, il piano italiano per i fondi europei, stanziati la scorsa estate. Serve un governo forte che affronti tutto questo.