Dopo l’approvazione del vaccino Astrazeneca è arrivata la bella notizia dell’arrivo di nuove dosi in Italia. Arriveranno 428.440 dosi il prossimo 8 febbraio. Evviva! Peccato che ci sia un intoppo non da poco. Nessuno sa ancora a chi inocularle. È l’Italia, bellezza. Ci lamentiamo quando non abbiamo il vaccino, minacciamo ricorsi su ricorsi per farlo arrivare, poi arriva e non sappiamo a chi inocularlo.
Il problema è che ancora non è arrivata l’indicazione dell’Aifa (l’agenzia del farmaco) che chiede di riservare il vaccino di Astrazeneca ai cittadini di età compresa tra i 18 e i 55 anni. Quando arriverà ci sarà un nuovo step. Se dovessimo avere l’ok, bisognerà indicare da quali categorie partire. Insomma, una serie di rallentamenti che in piena pandemia desidereremmo tutti evitare per far ripartire l’Italia e allinearci agli altri Paesi d’Europa e del mondo.
Oggi nuova riunione tra ministri della Salute, Roberto Speranza, e degli Affari regionali, Francesco Boccia, governatori e commissario per l’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri.
L’intenzione è di coinvolgere chiaramente prima i medici di base, come fatto per gli altri vaccini. L’intesa però non è stata ancora siglata e allora il rischio è che le dosi arrivino prima che sia pronta la struttura organizzativa per il loro utilizzo.
Se oggi il governo e le Regioni decideranno di iniziare a vaccinare con AstraZeneca avremo una settimana esatta per preparare le liste con i nomi e cognomi, per le convocazioni. E per organizzare i centri vaccinali. Alcune regioni ne hanno allestiti (nel Lazio ne è pronto uno da duemila iniezioni al giorno nel parcheggio dell’aeroporto di Fiumicino), altre no.
Va ricordato che alle 428.440 dosi previste in partenza dalla fabbrica in Belgio l’8 febbraio, se ne aggiungeranno 661.133 il 15. In totale, entro il 31 marzo ne sono attese 3,4 milioni, anche se ieri la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen ha annunciato che, dopo lo scontro molto duro dei giorni scorsi seguito al taglio delle forniture del 75 per cento, AstraZeneca si è impegnata ad aggiungere 9 milioni di dosi. Di queste, il 13,4 per cento va all’Italia, dunque 1,2 milioni in più (il totale nel primo trimestre sale dunque a 4,6 milioni).
È in arrivo un nuovo problema. AstraZeneca sta infatti proseguendo la sperimentazione in America e, nel giro di 4-6 settimane, dovrebbe avere dati nuovi per una fascia di età più alta, fino ai 65 anni. Se le conclusioni saranno confortanti, Ema e Aifa potranno dare il loro ok a vaccinare una fascia di età che è chiaramente più esposta ai rischi. Le nuove convocazioni però, molto probabilmente, andrebbero ad interferire con quelle già programmate, complicando di nuovo le cose.
Intanto il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ha proposto utilizzare le fabbriche per la vaccinazione di massa: “Non abbiamo ancora ricevuto alcuna risposta”, ha commentato.










