Sono stati fatti passi in avanti sul Recovery Plan, grazie alla collaborazione intrapresa tra partiti e, soprattutto, con Confindustria. Nonostante questo il Piano nazionale di ripresa e resilienza è ancora lontano dal livello di dettagli chiesti dall’Ue. Mancano i progetti con cui le risorse verranno spese, gli strumenti, il cronoprogramma, i costi e gli impatti su Pil e occupazione. Manca una visione strategica di politica industriale e una struttura di governance “determinante” per attuarlo in modo efficace. Occorre un “ruolo attivo” delle parti sociali, che vanno coinvolte nella valutazione d’impatto dei progetti e nel monitoraggio degli effetti. A “denunciarlo” è ancora Confindustria. “L’auspicio è che il dibattito parlamentare sia l’occasione per rendere il Piano all’altezza della sfida storica che rappresenta” ha detto ieri Francesca Mariotti, Dg di Confindustria, in audizione alla Camera. Per Mariotti il piano manca di una visione complessiva del sistema Paese, alcuni indirizzi e misure coerenti con le esigenze del tessuto produttivo, come il rafforzamento del Piano Transisione 4.0 e gli interventi n tema di ricerca, sviluppo e innovazione.
Mentre Paolo Gentiloni, commissario Ue agli Affari economici, intervenendo a un convegno intitolato “Investimenti e lavoro nel piano Next generation Eu” ha sottolineato che “spese inutili non ce le possiamo permettere”.
Intanto oggi il Centro studi di Confindustria torna a fare previsioni, non rosee. Il recupero del Pil italiano è “posticipato” e “un forte rimbalzo è atteso solo dal terzo trimestre 2021, sopra le stime iniziali se la vaccinazione sarà efficace e rapida” e ripartiranno i consumi. “Un allentamento delle restrizioni anti-pandemia – osserva il Csc – rilancerebbe anche la fiducia e quindi la domanda, liberando per i consumi le risorse accumulate in questi mesi col risparmio ‘forzato'”. In ogni caso “la flessione stimata per fine 2020 e la debolezza attuale fanno già rivedere al ribasso la crescita complessiva attesa per quest’anno”. A inizio 2021, si legge, nella Congiuntura Flash di Confindustria, “il peggioramento delle attese spinge una parte delle famiglie a risparmiare a scopo precauzionale; inoltre, vari acquisti sono ostacolati dalle norme anti-Covid. Tutto ciò frenerà i consumi e il Pil, almeno nel primo trimestre”, rinviando la ripresa. Il rimbalzo del terzo trimestre poi potrebbe “proseguire se l’aumento dei vaccinati continuasse a far calare i contagi”.
Per l’export italiano lo scenario è un po’ migliorato, sulla scia di scambi mondiali in lenta espansione e le prospettive sono in miglioramento per inizio 2021: spiccano in positivo Germania, Svizzera, Cina e USA tra le destinazioni; metalli e autoveicoli tra i prodotti. Le principali economie dell’Eurozona, si osserva ancora, hanno chiuso il 2020 meno peggio del previsto, e “il livello di attività a inizio 2021 è ben superiore alla primavera scorsa, quando impattò la prima ondata”. A gennaio, più di una famiglia su dieci lamenta una peggiore situazione finanziaria, una su cinque tra i redditi bassi. Il risparmio “forzato” aumenta molto: la quota di risparmiatori è salita al 24%, un multiplo dei valori 2019. I tassi sovrani a gennaio in Italia hanno registrato un moderato aumento a gennaio (da 0,50% a 0,71% e poi a 0,62% il BTP), sulla scia della nuova instabilità politica, e restano sui minimi.










