Dal verbo greco “kosmeo” che vuol dire “adornare”, “ordinare”, la cosmesi è un’arte molto antica. Le prime tracce di manufatti legati alla cura del corpo e all’estetica sono stati ritrovati in Mesopotamia e risalgono alla Preistoria. Le civiltà che abitarono la cosiddetta “Terra fra i Due Fiumi” ritenevano che la pratica di adornare il corpo fosse simbolo di congiunzione con il divino, di avvicinamento all’armonia dell’universo e proprio per questo motivo era usanza comune alle culture assire, babilonesi, sumere, seppur in forme diverse, dipingersi il viso e le membra e dunque “trasformarsi” per celebrare culti e riti divini.
Ma la cosmesi trovò un grande sviluppo intorno al 3000 a.C sulle sponde del Nilo: gli Antichi Egizi seppero conoscere e approfondire le sostanze naturali e riportare gli effetti benefici di piante e minerali alla cura del corpo e alla sua decorazione. La bellezza era considerata di grande importanza, in unione soprattutto ad un’accurata igiene personale; il corpo era ritenuto un luogo sacro, sede dell’anima immortale, come si può ben notare dalle numerose attenzioni che vengono rivolte ad esso anche dopo la morte.
Gli Egizi non disponevano del sapone come lo intendiamo noi oggi ma di paste leviganti, ottenute con sale, natron e miele, le cui ricette figurano all’interno dei papiri medici, oppure venivano utilizzate emulsioni detergenti a base di oli vegetali o grassi animali. Il natron da loro impiegato è un sale antichissimo di carbonato di sodio che vede il suo nome derivare proprio dalla parola egizia “ntry” che vuol dire “puro”, “divino”; questo venne estratto per la prima volta in Egitto il quale godeva di diversi punti di estrazione.
La disciplina cosmetica della civiltà egizia che ha avuto la maggior influenza sulle usanze dei nostri giorni è sicuramente la cosmesi decorativa, la quale mirava ad esaltare il volto di donne e uomini: il kohl o bistro, il moderno kajal, aveva il fondamentale ruolo di colorare gli occhi di nero o verde, tracciando una lunga linea su tutta la palpebra e vicino alle sopracciglia e l’uso di sottolineare il contorno oculare era collegato al mito di Horus, il cui occhio era un potente amuleto simbolo di prosperità; il kohl si otteneva dalla malachite, un carbonato di rame dal colore verde intenso, oppure dalla galena, un solfuro di piombo di colore nero, ma il suo utilizzo fu abbandonato dopo la fine del Medio Regno. Le donne solevano truccarsi con questi elementi base che venivano applicati grazie a bastoncini di legno e per completare il trucco veniva stesa dell’ocra rossa sulle guance con il fine di donare un aspetto salutare e una piacevole coloritura rossastra. Quanti segreti di bellezza copiamo ancora noi del XXI secolo…
Inoltre i capelli, ma anche i capezzoli e le unghie, venivano dipinti con l’henné, un estratto rossiccio di foglie e radici di Lawsonia Inermis che cresceva sul delta del Nilo e il colore focoso che conferiva questo pigmento era simbolo di energia, di calore e di seduzione. Parlando di cosmesi egizia è doveroso trattare dei profumi e delle essenze, infatti i profumieri di questa civiltà erano ritenuti dagli autori classici come Erodoto o Plutarco i migliori del loro tempo.
Ma come venivano create queste sostanze profumanti così pregiate? Venivano adoperati estratti vegetali misti ad oli ma, come spesso accade, molti ingredienti erano rari o d’importazione. Per questo i profumi erano spesso appannaggio delle classi abbienti. Una delle essenze più preziose dell’Antico Egitto è sicuramente il kyphi, il primo “profumo” della storia, ottenuto grazie all’unione di sedici piante selvatiche. Le uniche informazioni certe che ci sono giunte riguardo tale essenza sono le sue caratteristiche calmanti e tranquillizzanti e l’importanza di questa sostanza si riconosce per il suo impiego all’interno di riti religiosi. Tra gli ingredienti più frequenti per creare queste soluzioni odorose troviamo il cinnamomo, l’incenso rosso, la mirra, il fiore di loto, il ginepro e il coriandolo e queste spezie ed erbe mescolate tra di loro creavano atmosfere intense e mistiche.
Per l’idratazione e la morbidezza della pelle gli unguenti e le pomate più adatte e in voga erano sicuramente quelle a base di miele, natron o alabastro, senza tralasciare ovviamente il famoso latte d’asina che la leggenda vuole sia il protagonista degli avvolgenti bagni di Cleopatra. Si dice che la regina fosse solita immergersi all’interno di questo liquido dalle proprietà antiossidanti e idratanti, rimedio naturale contro rughe e inestetismi, forse per questo declamato sia dal medico Ippocrate che da Plinio il Vecchio.










