Ha passato indenne il giorno 1, Giuseppe Conte, quello della fiducia alla Camera dei Deputati. La giornata passa con un risultato imprevisto, 321 voti favorevoli, più della maggioranza assoluta e più di quanto ci si aspettava. È quasi rasserenato dai numeri Conte e per una sera può essere più tranquillo.
Oggi lo aspetta una giornata fitta di emozioni, la giornata che potrebbe decretare la fiducia al suo governo oppure la sconfitta per mancanza di voti e della maggioranza. Nel discorso di ieri ai deputati si è lanciato in numerosi appelli a tutti i gruppi e ai singoli parlamentari per un soccorso in “tempi estremamente difficili”.
Più volte ha ripetuto “aiutateci” chiedendo un intervento per andare avanti spingendo poi il programma di governo fino alla fine della legislatura, nel 2023.
L’atteggiamento manifestato da Conte non è stato certo un segnale di forza. Il discorso, però, ha decretato la plastica rottura con il partito che lo ha fatto “cadere”, Italia Viva, e con il suo leader Matteo Renzi: “Questa crisi aperta in piena pandemia è senza un plausibile fondamento”, ha detto Conte. Poi lo ha liquidato: “Non si cancella ciò che è accaduto”. Inoltre, Conte ha annunciato che cederà la delega ai servizi segreti e lavorerà per la nuova legge elettorale.
Conte apre dunque al proporzionale, un sistema molto interessante soprattutto per Silvio Berlusconi. Un sistema pensato dagli strateghi dem e di Palazzo Chigi anche per tentare e liberare una volta per tutte il Cavaliere dalle catene sovraniste, rinviando i giochi delle alleanze a dopo le elezioni. Il dibattito nel recinto centrista si è aperto. E, in prospettiva, non si escludono colpi di scena.
È a palazzo Madama che si giocherà la vera partita. Matteo Renzi lo sta aspettando per la resa dei conti. I numeri sono incerti. Cauto il segretario del Pd Nicola Zingaretti: “Strada strettissima, non possiamo accettare tutto” mentre il Nazareno continua a investire sull’avvocato. Nel frattempo Luigi Di Maio ribadisce la linea del M5S: “Noi a fianco di Conte”.
Renzi non molla la presa e rincara: “Non dobbiamo avere paura di stare all’opposizione, anche perché questo governo non dura molto, è una maggioranza raccogliticcia e senza respiro a cui non faremo mai e poi mai da stampella”. A Renzi non va proprio giù “lo squallido tentativo di gettare fango su di noi. Lui (Conte, ndr) vuole la mia testa e i miei parlamentari”. In un’intervista al Corriere della sera
interviene anche Maria Elena Boschi, presidente dei deputati di Italia viva, che dice: “Per noi la politica è qualcosa di più del pallottoliere, ci interessa dare una mano al Paese. E per questo l’astensione è la strada per tenere aperto un canale di dialogo: al premier la decisione se coltivarlo o reciderlo”. “Se non avrà 161 voti – osserva – dovrebbe riflettere se presentarsi dimissionario al Quirinale e consentire di formare un governo più forte e più stabile. Credo invece che proverà a formare la terza maggioranza in tre anni. Pur di restare dov’è, Conte cambia idea annualmente. Ieri vederlo leggere un testo di elogio a Biden dopo aver magnificato Trump è stato surreale”.
Oggi non tutti i senatori a vita ci saranno. Se voterà la fiducia anche Liliana Segre, salterà l’appuntamento dell’Aula Renzo Piano e, quasi certamente, Carlo Rubbia. Anche Paola Binetti valuterà il sostegno, ma non nella fiducia di oggi. Restano poi i voti singoli, schegge di consenso comunque preziose. Il premier, ad esempio, corteggia gli ex grillino Giarrusso e Drago. E spera in altri tre renziani, oltre a Nencini: Conzatti, Grimani e Comincini. Così come crede di poter portare in maggioranza altri tre berlusconiani, assieme a Causin: tra loro, Minuto e Masini. Se da questa rosa di nomi riuscirà ad assicurarsi almeno tre o quattro voti, toccherà quota 158-159. Dal canto suo, Renzi cerca di frenare la diaspora schierandosi per l’astensione. I renziani in Aula saranno 17, visto che uno di loro mancherà per motivi di salute. Per il resto, il leader promette compattezza. E, anzi, giura di dover “bloccare alcuni che vorrebbero votare contro”.
Dalla destra parla al Corriere della sera il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari: “Questa crisi è figlia della non politica. Dell’antipolitica che Conte, nel suo discorso, ha bene incarnato”. Poi ha aggiunto: “Con il discorso di oggi (ieri, ndr) Conte certifica di poter essere tutto, e il suo contrario. Ha fatto un discorso per rassicurare i potenziali responsabili, si è detto europeista e antisovranista, l’esatto contrario del governo che lo aveva sostenuto al suo primo mandato”. “Vedremo se oggi al Senato avrà una maggioranza relativa o assoluta. Se non avesse la maggioranza assoluta, avrebbe gravi difficoltà nelle commissioni e sui passaggi importanti dovrebbe raggranellare i voti. Senza maggioranza assoluta, Conte si dovrebbe dimettere”. Alla domanda se il centrodestra riuscirebbe a mettere insieme una maggioranza, “è un percorso che ovviamente vedo più complicato ma non credo che sia giusto escluderlo. In caso di crisi, il giusto sarebbe andare a elezioni”, ha precisato Molinari. Quanto al fatto che una crisi o una campagna elettorale sarebbero fuori luogo in un momento così, secondo Molinari è “molto peggio l’immobilismo e l’incapacità di gestire le cose. Del resto, tutto il mondo produttivo si lamenta di come è gestita l’epidemia. Peggio ancora, con un governo appeso a due voti. No, no, meglio due mesi di rallentamento che due anni di immobilità”.
Intanto ieri dopo un vertice dell’Eurogruppo, la Commissione europea ha avvertito che il piano di rilancio nazionale, ancora sotto forma di bozza, andrà “discusso e rafforzato” con Bruxelles. Una presa di posizione che giunge proprio mentre a Roma una ennesima crisi politica sta mettendo in dubbio la stabilità di governo. Alla riunione ha partecipato come al solito il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, chiamato al non facile compito di rassicurare i suoi interlocutori. “Il piano italiano è generalmente in linea con gli obiettivi” che l’Ue si è data in questi mesi, ha detto a Bruxelles il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni, rispondendo a una specifica domanda relativa all’Italia. “Come quello di altri paesi, il piano deve ancora essere discusso e rafforzato con un occhio alle riforme, le raccomandazioni-paese, i tempi, gli obiettivi”. Ma, ha detto Gentiloni, “si tratta comunque di una base molto buona”.










