Sono le 12.13 quando il premier Giuseppe Conte inizia il suo discorso alla Camera. Rilancia l’alleanza di governo aprendola ai “volenterosi”, i “costruttori” come li ha definiti in questi giorni, coloro dunque che hanno “a cuore il destino dell’Italia”. Dalle parole di Conte emerge plastica la rottura definitiva con Matteo Renzi, e quindi con Italia Viva, perché, dice, “questa crisi aperta in piena pandemia è senza un plausibile fondamento”. Si “volta pagina” allora e si cercano i numeri per governare. Più probabile ci riesca oggi (si aspetta il voto stasera), meno domani al Senato.

Sono 4 i momenti di protesta dell’opposizione contro il premier che però riconosce loro il sentimento “costruttivo” nei momenti critici. Il centrodestra incassa il discorso di Conte ma ad un certo punto si ribella quando dice che l’Italia “è stato l’unico Paese che abbia coinvolto il Parlamento così intensamente nell’elaborazione del Recovery Plan”. Una bugia, secondo i leghisti, che dai banchi urlano:  “Bugiardo! Bugiardo!”, mentre tre parlamentari esibiscono i cartelli: “Conte dimettiti!”

Altre proteste fioriscono spontanee quando Conte lancia un appello alle forze responsabili ed europeiste contro “la destra sovranista”. Il presidente Fico è costretto a richiamare i deputati all’ordine.

Le parole di Matteo Salvini dopo il discorso sono al vetriolo: “Vive su Marte!”. E poi: “La via maestra è quella del voto. O, se il presidente della Repubblica volesse, il centrodestra ha donne, uomini, energie ed entusiasmo, non raccattato nei corridoi grazie a Tabacci. Prima erano i traditori, gli Scilipoti, ora sono responsabili e costruttori, i poltronari”, lamenta. E si può votare anche con la pandemia: “In Olanda si vota il 17 marzo e in Portogallo domenica eleggono il nuovo presidente della Repubblica”.

“Volevano i nostri, ma sono stati respinti con perdite” esulta Antonio Tajani, commentando l’appello del premier alle forze liberali. Il centrodestra è unito e presenta una risoluzione in cui chiede a Conte di dimettersi. “La Camera – vi si legge -, udite le comunicazioni del presidente del Consiglio dei ministri sulla situazione politica in atto; considerata la drammaticità della crisi sanitaria, economica e sociale in corso e l’evidente incapacità dell’attuale esecutivo nell’affrontarla; ritenute le dichiarazioni insufficienti a garantire un governo stabile e, soprattutto, compatto nelle decisioni che investono la guida del Paese; preso atto delle modalità tutt’altro che politiche-istituzionali con cui l’attuale esecutivo tenta di risolvere la parlamentarizzazione della crisi di governo; considerato, altresì, che gli eventuali numeri in parlamento porterebbero a maggioranze artificiose, che configurerebbero un esecutivo depotenziato e privo di un sostegno parlamentare adeguato; evidenziato che comunque, qualunque maggioranza a sostegno del governo esca dalla parlamentarizzazione della crisi, la stessa non rispecchia la volontà popolare; impegna il Governo: a rassegnare le proprie dimissioni“. E’ firmata dai capigruppo Molinari (Lega), Gelmini (Forza Italia), Lollobrigida (Fdi), Lupi (Noi con l’Italia) e Silli (Cambiamo!).Una posizione che Francesco Lollobrigida riassume così: “La via maestra è quella del voto”. “Non capisco come Italia Viva possa astenersi dopo un discorso di questo tipo e non votare contro” scrive su Twitter Claudio Borghi (Lega). “Conte ha messo la Cina sullo stesso piano degli Stati Uniti come alleato strategico dell’Italia. Non è (solo) cerchiobottismo, è che il premier per caso non si rende davvero conto di quel che dice”, fa notare in un tweet il senatore di Forza Italia Andrea Cangini.

Per il deputato leghista, segretario della commissione Vigilanza Rai, Massimiliano Capitanio, “è da settembre del 2019, quando ottenne la fiducia alla Camera per il suo secondo mandato, che il premier Conte parla a vanvera di smart nation, promettendo di ‘far volare l’Italia con la digitalizzazione’. Ad oggi abbiamo, per stessa ammissione dei suoi ministri, 40.000 scuole senza connessione veloce a internet, la mancata modernizzazione della PA ci costa 25 miliardi ogni anno, la rete unica delle tlc promessa ad agosto si è rivelata l’ennesima balla spaziale e se non fosse stato per la Lega avremmo ancora l’obbligo di usare le stampanti ad aghi nei Comuni. Oggi, promettendo per l’ennesima volta la digitalizzazione del Paese, Conte umilia l’intelligenza e la memoria degli italiani. Nell’indice Desi siamo ai livelli di Grecia, Bulgaria e Romania: la smetta di ingannare gli italiani”.