Mancano 165mila dosi di vaccino Pfizer all’appello italiano. La notizia ha fatto parlare parecchio nel weekend. Un ritardo che nel momento storico attuale significa molto e può mettere a repentaglio la nostra campagna vaccinale.

Quello che sta facendo Pfizer è inaccettabile. Non si può immaginare di spiazzare così un paese nel pieno della pandemia”, ha affermato il commissionario Domenico Arcuri che indaga, insieme agli avvocati, per capire se ci sono le condizioni per un contenzioso. Nella notte tra sabato e domenica una mail della multinazionale farmaceutica alla struttura commissariale mette nero su bianco che “tutto verrà ripristinato come da cronoprogramma”. L’azienda rassicura che si tratterà dell’ultima volta che accade: già da lunedì 25 dovrebbero tornare la consegna delle 470mila dosi previste. Ed entro metà febbraio si dovrebbero recuperare anche le 165mila perse.

C’è un sospetto, che sembra abbia solide fondamenta ma che viene naturalmente smentito dalla multinazionale: Pfizer avrebbe messo sul mercato parte delle dosi inizialmente destinate all’Europa. La notizia sembra essere indirettamente confermata, ad esempio, dall’annuncio nei giorni scorsi dei paesi del Golfo, su un incremento di acquisti del vaccino.

Voci smentite. Oggi intanto arriveranno molti meno vaccini del previsto: a mancare sono circa il 30% della fornitura che sarebbe dovuta arrivare ufficialmente. Diversa la situazione da regione a regione. Quelle più piccole, sei in tutto dall’Abruzzo all’Umbria, non perdono nulla. Ma altre sono nei guai, come il Friuli Venezia Giulia dove le dosi saranno dimezzate, oppure Lombardia ed Emilia Romagna, dove ne arriveranno 25 mila in meno. Con il risultato che diverse regioni stanno rallentando il ritmo di somministrazione, dando la precedenza ai richiami, come il Friuli Venezia Giulia. Mentre si rischia lo slittamento per la vaccinazione delle persone con più di 80 anni, con le prenotazioni al via oggi.

La promessa di Pfizer però non convince la struttura commissariale di Domenico Arcuri che fa sapere: “Per noi il contenzioso non è affatto terminato. Anzi. Aspettiamo di vedere le dosi”.

Il ministro Speranza ha sentito più volte la commissaria alla Salute Kyriakides esprimendo sconcerto per quanto avvenuto. E nello stesso tempo chiedendo immediatamente che la fornitura fosse ripristinata. “Le scelte commerciali di un’azienda – ha ripetuto il ministro Speranza agli interlocutori di Bruxelles – non possono in nessuna maniera cambiare un contratto già firmato. E bloccare una campagna vaccinale”. “Ripristineranno entro fine mese e al 15 febbraio vi sarà restituito tutto quello che vi è stato tolto. Mi assicurano che sarà così”, gli ha risposto la Kyriakides.

A mettere benzina sul fuoco ci ha pensato il virologo Fabrizio Pregliasco: “Spero che questi ritardi siano temporanei – ha detto – e dovuti a problematiche nella produzione e nel rinnovo degli impianti e non sia legato invece a una variazione di destinazione dei vaccini in altri paesi”. “Addirittura – ha aggiunto Pregliasco – nell’ospedale che dirigo questo ritardo ha già creato qualche problema sulla campagna vaccinale in atto poiché per ora abbiamo dovuto rallentarla“.

Antonella Viola, immunologa dell’università di Padova, si unisce intanto ai diversi esperti che in queste ore stanno lanciando al nostro Paese lo stesso invito: contribuire alla produzione di dosi-scudo, facendo la propria parte nell’ambito di un’alleanza internazionale per ottimizzare i tempi della profilassi. “Non è corretto attaccare Pfizer per l’annuncio del ritardo nella distribuzione” di vaccini anti-Covid, “se è funzionale a migliorare il processo produttivo. Piuttosto, lancio una proposta: non sarebbe bene se le aziende italiane in grado di produrre vaccini facessero accordi con Pfizer e Moderna per aumentare la produzione?”.