Benvenuto On. Pino Cabras e grazie per aver accettato il nostro invito. A breve sarà attivo il super green pass. Qual è la sua opinione sull’introduzione della certificazione verde potenziata?

Ero contrario all’estorsione. A maggior ragione sono contrario alla super-estorsione. Il governo, senza osare chiamarlo “lockdown dei non vaccinati”, lo ha fatto lo stesso, con in più nuove “dosi” di obbligo vaccinale per categorie costrette a un trattamento sanitario che di per sé non garantisce la certezza di non contagiare. Per milioni di cittadini italiani il green pass funziona così: con un tratto di penna si aggiunge ogni volta un impedimento per costringerli a fare qualcosa che per legge hanno ancora diritto a non fare. L’algoritmo che erode via via un pezzo di libertà fondamentali si carica di crescenti vincoli che non hanno ragione scientifica che li giustifichi. Il tutto avviene in un clima odioso in cui il governo fa l’esatto contrario di quel che raccomanda l’articolo 3 della Costituzione: anziché rimuovere gli ostacoli all’uguaglianza, li fomenta e li rivendica torcendo il braccio a milioni di persone.

Lei di recente sulla sua Pagina Facebook ha accennato il tema di un “Trattato Italia-Francia”. Può dirci qualcosa in più?

La collocazione dell’Italia nella gerarchia europea è una questione che ha implicazioni enormi sull’economia e sulla società, ma il governo ha scelto di rendere il tema un arcano da segrete stanze, anziché coinvolgere il parlamento e le formazioni sociali. In passato, su molte questioni di politica estera rilevanti (faccio un solo esempio: il trattato di Maastricht), persino un paese poco appassionato alle vicende internazionali come l’Italia discuteva in tutte le sedi, dai media alle aule parlamentari. Sino all’ultimo invece, stavolta, abbiamo visto un’inquietante omertà interrotta solo alla fine da qualche pigolio. Il testo del Trattato alla fine non tira fuori chissà che vincoli, anzi, suona come una lunga dichiarazione di intenti generici scanditi con il linguaggio stereotipato con cui gli Stati ormai scrivono montagne di fuffa in “diplomatichese”. Perciò dobbiamo leggere fra le righe quel che manca e quel che abbonda. Ad esempio manca del tutto la parola Libia, come se la distruzione dello Stato libico capitanata dieci anni fa dalla presidenza francese non fosse ancora oggi un problema ingombrante a carico dell’Italia. Straripa invece l’uso dell’aggettivo “ambizioso”, con cui nella “lingua di legno” di questi documenti si indicano obiettivi sì nobili, ma nei quali non si crede davvero. E al di là delle parole del trattato, che dichiarano le due repubbliche su un piano di pari dignità e forza, nulla viene scritto sulle asimmetrie che negli ultimi decenni hanno trasferito in mani francesi quasi tutto il campionario di marchi italiani che riempivano il Carosello degli anni 60 e 70, quasi tutti quei campioni industriali e finanziari che avevano accompagnato il boom e il ruolo successivo del nostro Sistema Paese. Se il trattato non fosse stato preparato (e alla fine annacquato) in modo così opaco, possiamo essere certi che il Parlamento avrebbe potuto proporre un’agenda più vicina agli interessi fondamentali dell’Italia.

In Gran Bretagna il Natale sarà senza restrizioni, questo è quanto dichiarato dal ministro della Salute inglese Sajid ai microfoni della Bbc. Possibile che in Italia non si trovi la soluzione per tutelare sia il diritto alla salute che quello della libertà personale?

L’Italia ha appena lo 0,75% della popolazione mondiale, ma un sistema trasformatosi in una specie di caccia alle streghe vuol far credere agli italiani che anche per il rimanente 99,25% dell’umanità la questione covid sia affrontata negli stessi modi, con le stesse parole d’ordine e con le stesse pandemistar a imperversare in tv con le loro ricette cangianti e i loro anatemi implacabili. Fuori dalla Bolla Italia esiste invece una realtà diversa, un intero mondo “Burioni Free” che in questi due anni ha sì adattato la propria profilassi, ma fa molti meno drammi e fa stare meglio la gente. Qui siamo in una sorta di “bolla locale” che chiude in un universo separato e provinciale le azioni delle istituzioni e dei partiti, l’impaginazione degli organi di informazione, il modo di leggere le statistiche, la polarizzazione estrema dei rapporti fra le persone dentro le comunità, l’organizzazione dei viaggi e del lavoro sotto una cappa di regole di confinamento in continua evoluzione. Nel giro di breve tempo si è formata una casta di “intellettuali organici della pandemia” che si mettono a servizio di una sola narrazione legittimata, organica a un blocco d’interessi, che ragiona nei confronti delle narrazioni diverse con la stessa logica confessionale della “scomunica”. I social network, i cui principali azionisti sono gli stessi delle banche e delle case farmaceutiche, sigillano in modo sempre più occhiuto le parole e i pensieri consentiti. Non è un complotto. È il capitalismo finanziario del XXI secolo. Gli intellettuali organici della pandemia hanno anche forgiato un loro affezionato pubblico di piccoloborghesi ipocondriaci e incattiviti, che chiedono alle autorità di essere sempre più feroci e irragionevoli. Gli Stati dosano interventi di emergenza e tentativi di far reggere il funzionamento economico e sociale in modi diversi, offrendo così esempi pratici di centinaia di possibili maniere di affrontare la sfida, altrettante “controprove” rispetto a quelle che in Italia sembrano “prove” inconfutabili. L’Italia ha fatto peggio di molti altri, ma i tecnocrati che hanno le leve del governo non rinunciano facilmente a trasformare uno “stato di emergenza” in uno “stato di eccezione” che piega ogni contropotere, né rinunciano facilmente allo strapotere di un’operazione psicologica simile a quelle di quando si è in guerra. In questo caso una guerra da vincere non a danno del virus, ma a danno del proprio popolo, con cittadini da trasformare in sudditi impauriti.

Chi sarà secondo Lei il nuovo Presidente della Repubblica?

Abbiamo ora un parlamento piuttosto “balcanizzato” e con molti partiti in crisi che non possono assicurare un blocco di voti sicuro a nessuno. In queste condizioni, chi entra papa esce cardinale. Come Alternativa cercheremo di far sì che non si elegga Draghi, perché blinderebbe il sistema per molti anni intorno al solito schema “austeritario” europeo, mentre cercherebbe di resettare l’economia italiana sacrificando interi settori caratterizzati dalla piccola e media impresa e dall’economia di prossimità. I nostri voti potrebbero aiutare a scegliere un Capo dello Stato che non sia pescato dalle solite “riserve della Repubblica” legate mani e piedi al paradigma vetero-europeista che ha caratterizzato gli ultimi presidenti. Possiamo contribuire a partecipare a una scelta innovativa.

Siamo quasi arrivati alla data di scadenza dell’emergenza sanitaria. Cosa accadrà a partire da Gennaio 2022?

Osservando il modo in cui i padroni del “Discorso Covid” strumentalizzano la realtà, ignorano e perfino perseguitano le analisi diverse, usano con spregiudicatezza i metodi autoritari e occupano i media, non sono ottimista su un loro ripensamento che faccia tesoro delle numerose esperienze di gestione meno emergenziali e più efficaci che vediamo nel mondo. La minoranza di milioni di cittadini vessati, di fronte ai fallimenti delle promesse sulla “via d’uscita” dalla pandemia, diventerà numericamente più rilevante e influente e potrebbe cambiare la gerarchia delle priorità del governo. Vorrà un’alternativa. Dobbiamo batterci per rafforzarla.